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Sindrome della crocerossina: l’eccesso d’amore che può far male

Cosa trovi in questo post

  • Come capire se sei una crocerossina
  • SOS crocerossina: innamorata o dipendente?
  • Sindrome di Wendy una questione culturale
  • Sindrome della crocerossina cause
  • Come superare la sindrome della crocerossina
  • Lettura sulla dipendenza affettiva

Potrebbe esserti capitato di venire chiamata crocerossina all’interno di una relazione, sia di natura amorosa che di stampo amicale, ma che significa fare la crocerossina? Cosa ti spinge a comportarti così? Si può guarire?

In questo articolo approfondiremo insieme chi è una crocerossina e quali sono le sue principali caratteristiche.

Per capire se anche tu soffri della sindrome della crocerossina e il perché, continua a leggere.

Come capire se sei una crocerossina

Sindrome della crocerossina sintomi

Uno dei primi segnali che ti permette di capire se soffri della sindrome della crocerossina è la sensazione di estrema gratificazione quando vedi l’altro, solitamente il partner, salvo e felice grazie ai tuoi sforzi e al tuo aiuto.

Non è un caso che i tuoi rapporti amorosi e amicali si siano spesso rilevati nell’arco del tempo disfunzionali: un soggetto affetto dalla sindrome della crocerossina tende quasi sempre a scegliere un partner problematico, bisognoso di cure e attenzioni.

La condizione di difficoltà in cui si trova l’altro ti porta a sentirti indispensabile per lui e per la relazione e, in fondo, è proprio questo che vuoi: sentirti speciale, essenziale, insostituibile.

Se dovessimo, quindi, fare una rapida descrizione dell’identità di una persona con la sindrome della crocerossina emergerebbero, innanzitutto: scarsa autostima e continuo bisogno del consenso da parte degli altri.

Tra gli altri sintomi vi sono anche la paura di essere abbandonata o rifiutata la quale ti porta spesso ad essere accondiscendente; potresti essere una persona molto generosa, talvolta ingenua e vittima dei manipolatori.

Inoltre, potrebbe esserti capitato di venir definita come “troppo buona” da amici e parenti.

Sindrome della crocerossina

SOS crocerossina: innamorata o dipendente?

Amore senza condizioni, così una persona affetta dalla sindrome della crocerossina pensa di amare.

Ma è davvero così?

In psicologia le persone affette dalla sindrome della crocerossina vengono descritte come bisognose di costanti gratificazioni e rassicurazioni.

I loro gesti d’attenzione e d’amore non sono mai fini a loro stessi, ogni comportamento è finalizzato a compiacere, soddisfare e appagare l’altro con una devozione assoluta.

In cambio? Amore, celato però da una patina di riconoscenza.

Io ti aiuto, ti salvo, ti sostengo ma tu mi devi amare (e soprattutto ringraziare).

La scelta di partner immaturi, depressi, dipendenti o, addirittura, violenti rende più “semplice” il lavoro da crocerossina.

Un compagno meno problematico, capace di risolvere in autonomia le difficoltà quotidiane, potrebbe iniziare alla lunga a sentirsi soffocato da queste pressanti cure non richieste e cominciare a prendere le distanze.

È proprio in questo momento, quando il partner smette di aver bisogno di aiuto, di lei, che la soccorritrice va in tilt.

Il problema principale alla base di questa dinamica relazionale è che la crocerossina non riesce a concepire un rapporto affettivo incentrato sulla reciprocità e il desiderio, per lei amore è sinonimo di sacrificio.

Una persona con la sindrome della crocerossina sente di doversi meritare continuamente ogni briciolo di affetto e per lei, dunque, non poter dare una mano significa fallire.

È nell’essere utile per l’altro che la crocerossina trova una conferma di sé: tale condizione è, peraltro, un chiaro campanello d’allarme anche di un’altra critica condizione patologica che in psicologia prende il nome di dipendenza affettiva.

La dipendenza affettiva disfunzionale è definibile come uno stato patologico in cui la relazione di coppia è vissuta come condizione unica, indispensabile e necessaria per la propria esistenza. All’altro viene attribuita un’importanza tale da annullare se stessi e non ascoltare i propri bisogni. Tale meccanismo viene perpetuato per evitare di affrontare la paura più grande: la rottura della relazione.

Se vuoi scoprire di più rispetto al tema delle dipendenze affettive ti invito a leggere questo articolo: Ricominciare ad amarsi

I pericoli dello spirito da crocerossina

Sindrome della crocerossina amore

Il lato oscuro della sindrome da crocerossina è che in realtà spesso chi ne è affetto non aiuta davvero l’altro, perché una sua possibile guarigione potrebbe far allontanare il partner e, di conseguenza, far riprendere il loop della sofferenza psicologica della crocerossina che inizierebbe a sentirsi inutile.

Quella della crocerossina è, purtroppo, un’esistenza alimentata da gratificazione riflessa: non son felice e soddisfatta per aver fatto qualcosa di buono per me stessa, ma sono appagata e contenta nel vedere un altro gioire per qualcosa che io ho fatto per lui.

L’altro diventa un mezzo per colmare il vuoto affettivo ed esistenziale che si porta dentro.

In breve, la sindrome della crocerossina nasconde grandi insicurezze e un bisogno inconfessato di cure e i suoi rapporti sentimentali si basano su ricatti d’amore.

Vittima costante del suo passato, la crocerossina resta reclusa nella gabbia delle esperienze emotive irrisolte e non riesce ad uscirne.

Nota bene: senza le giuste cure, 9 volte su 10, una crocerossina instaura delle relazioni tossiche.

Sindrome di Wendy una questione culturale

La prima crocerossina nelle favole

La sindrome della crocerossina è conosciuta anche con il nome di sindrome di Wendy.

Come è facilmente intuibile, l’ispirazione nasce dalla favola di Peter Pan, scritta da J.M. Barrie agli inizi del ‘900.

Wendy è una bambina, la cui età si aggira intorno agli 11 – 12 anni, che all’interno della storia viene rivestita precocemente di responsabilità da parte della sua famiglia.

La fanciulla viene adultizzata e spinta a prendersi cura dei suoi fratelli e, in seguito, anche di Peter Pan e dei bimbi sperduti.

Lascerà casa sua per seguire Peter sull’Isola che non c’è, e ricoprirà il ruolo di mamma per tutti i piccoli.

Sindrome di Wendy

L’ironia della sorte vuole che molto spesso chi soffre della sindrome di Wendy scelga partner con la sindrome di Peter Pan, gli eterni bambini, emotivamente immaturi e irresponsabili.

Sfuggenti e inafferrabili, essi sono lieti di venir giustificati per la loro inaffidabilità e di ricevere una protezione quasi materna dalla propria compagna.

Ecco perché Wendy è l’esatta incarnazione della crocerossina, pronta a farsi carico dei pesi di tutti per permettere loro di spiccare il volo, senza mai lamentarsi.

Non importa se lei rimane indietro o se ha per forza bisogno di Peter per far ritorno a casa. Una volta che lui avrà combattuto le sue battaglie ci si penserà a cosa vuole lei, forse.

Non sono nelle favole, oggi può capitare di scorgere dinamiche relazionali tossiche anche all’interno di alcune serie TV, è importante riconoscere e non normalizzare questo genere di rapporti malsani.

Per scoprire alcuni esempi ti consiglio il seguente articolo: Amore tossico nelle serie: 4 esempi

Esiste la sindrome del crocerossino?

Nonostante non venga inserita in letteratura come una vera e propria causa della sindrome della crocerossina, la cultura patriarcale può considerarsi a tutti gli effetti uno dei motivi per cui questa sindrome viene difficilmente associata ad un uomo.

Partendo dal presupposto che il nome stesso del disturbo rende chiara la stereotipizzazione che vi è dietro, purtroppo, solo negli ultimi anni si è, iniziato a parlare della sindrome della crocerossina al maschile dandole eguale importanza.

Difatti, culturalmente siamo sempre stati abituati ad attribuire i valori dell’empatia, del conforto, dell’aiuto, dell’ascolto e del sacrificio al genere femminile; tuttavia, è sbagliato credere che una figura maschile non possa presentare gli stessi comportamenti.

Il retaggio culturale per cui: l’uomo sarebbe colui che lavora e protegge, mentre la donna colei che si dedica alle attività legate all’accudimento e al prendersi cura dell’altro, starebbe pian piano lasciando spazio ad una visione più aperta e meno rigida dei ruoli.



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Nonostante i passi da fare siano ancora molti, è possibile ipotizzare un futuro in cui la sindrome sarà maggiormente distribuita tra i due sessi.

Esiste perciò il crocerossino? La risposta è sì e se dovessimo ricostruire il suo identikit sarebbe un uomo con una storia affettiva complicata non più celata da una rigida identità di ruolo.

Spesso iperprotettivi e gelosi, vivono con la costante paura di venir abbandonati da un momento all’altro.

Sindrome della crocerossina cause

Come mai mi comporto da crocerossina? Da dove viene questo costante bisogno di approvazione?

Le cause sono da ricercare soprattutto nelle mura di casa. Spesso, chi sviluppa la sindrome di Wendy è cresciuto in famiglie disfunzionali, in cui uno o entrambi i genitori erano assenti o immaturi.

Può essere che abbia dovuto ricoprire un ruolo di riferimento per fratelli o sorelle minori, o che abbia dovuto sin da piccolo imparare a cavarsela da solo.

In sostanza, si tratta di persone che sono dovute crescere in fretta, prima di aver sviluppato una corretta maturità affettiva.

Una volta grandi queste persone tendono a riprodurre inconsapevolmente gli stessi atteggiamenti relazionali di allora, annullando loro stesse per dedicarsi completamente all’altro.

In definitiva, il complesso della crocerossina non è da sottovalutare.

Sindrome della crocerossina

Come superare la sindrome della crocerossina

Se dopo aver letto l’articolo hai capito di soffrire anche tu della sindrome della crocerossina non disperare, hai già compiuto un primo step fondamentale!

Difatti, chi soffre della sindrome di Wendy non sempre riesce a rendersi conto di esserne affetto e, conseguentemente, di essere uno dei principali responsabili della propria sofferenza psicologica.

Molto spesso ad accorgersi di queste dinamiche relazionali controverse sono amici e familiari che ti osservano dall’esterno; cerca di accogliere i loro segnali d’allarme e di chiedere aiuto.

Un percorso di psicoterapia è la modalità più efficace e sicura che mi sento di consigliarti. Tenta di capire insieme ad un professionista le cause che hanno innescato in te una personalità da crocerossina così da poter affrontare il problema alla radice.

4 consigli bonus da ex crocerossina a crocerossina/crocerossino

  • Impara a dire di no. Fermati, chiedi all’altro di lasciarti 10 minuti per pensarci, rifletti su quante energie quel favore o quell’impegno ti richiederebbero e se capisci di non potercela fare non ti colpevolizzare. Hai tutto il diritto di essere stanco.
  • Se non vuoi sfogarti con nessuno perché temi che potresti risultare pesante o drammatico inizia a scrivere i tuoi pensieri nelle note del telefono o su un diario. Buttare fuori la rabbia e i sensi di colpa accumulati è estremamente liberatorio.
  • Ritagliati dei momenti per te durante la giornata: un the caldo, un episodio di una serie tv o una bella skincare. Tu sei importante.
  • Considera la terapia un investimento a lungo termine, la tua salute mentale dev’essere una priorità. Ti condivido il sito UnoBravodove potrai compilare un questionario e trovare lo psicoterapeuta più adatto a te.

Video di approfondimento sulla Sindrome della Crocerossina

Per ricevere altri consigli in merito alla sindrome della crocerossina ti rimando ad un breve e stimolante video della psicologa Giada Sofia Ave.

Lettura sulla dipendenza affettiva

Se vuoi approfondire invece l’argomento della dipendenza affettiva ti consiglio un interessante libro scritto da Emanuela Muriana e Tiziana Verbitz intitolato Le Relazioni Dipendenti, quando l’altruismo diventa patologico

Se hai trovato utile l’articolo condividilo e dicci la tua opinione qui sotto nei commenti!

Sindrome della crocerossina: l’eccesso d’amore che può far male • Sindrome della crocerossina
Margherita Ghezzi
+ Altri postBio

Amante della lettura. Se dovessi leggere un solo libro per tutta la vita probabilmente sarebbe "La verità sul caso Harry Quebert". Originaria di Bergamo, vivo la realtà universitaria un ritardo di Trenord alla volta. Mi piace viaggiare, ridere e la pasta al ragù.

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    • Amore tossico nelle serie: 4 esempi
    • Relazione tossica: cinque consigli (+1) per superarla
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