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Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti

Cosa trovi in questo post

  • Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti: l’esperienza di Giulia
  • Intervista ad un Au Pair, perché (e come) lanciarsi in quest’avventura di convivenza convivenza da au pair negli Stati Uniti
  • Difficoltà di una convivenza da Au Pair negli Stati Uniti: come superarle al meglio
  • Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti: scambio culturale e crescita personale
  • Consigli di lettura sul tema ‘convivenza da Au Pair negli Stati Uniti’:

Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti: l’esperienza di Giulia

Intervista a Giulia, laureata in Linguaggi dei Media ed Au Pair da poco tornata da un’esperienza di convivenza negli Stati Uniti.

Essere una Au Pair vuol dire essere molto più che una semplice baby-sitter, è stata l’esperienza della mia vita

Giulia (25 anni) è appena tornata in Italia dopo più di 24 mesi all’estero. Si è lasciata alle spalle due anni di convivenza con due diverse famiglie, una residente nella solare San Francisco e l’altra nella frenetica New York.

Frizzante,curiosa e dotata di un grande senso dell’umorismo, risponde alle mie domande in merito alle sue convivenze oltreoceano, mentre beviamo una tazza di tè nel salottino di casa sua.

Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti

Intervista ad un Au Pair, perché (e come) lanciarsi
in quest’avventura di convivenza convivenza da au pair negli Stati Uniti

Per chi non lo sapesse, il Programma Au Pair consiste in uno scambio culturale che consente a persone giovani, tra i 18 e i 26 anni, di trascorrere un periodo di tempo all’estero, conoscere una nuova cultura e imparare una nuova lingua.

L’Au Pair, in cambio, si assume il compito di prendersi cura dei bambini e di svolgere mansioni domestiche, ed è proprio da qui che decido di iniziare l’intervista con Giulia.

Di cosa ti dovevi occupare principalmente?

Il lavoro di Au Pair consiste nel curare i bambini, ero una vera e propria baby-sitter per entrambe le famiglie per le quali ho lavorato. Sia a San Francisco che a New York mi sono occupata di tre ragazzini (una teenager e due bambini di 9/10 anni), aiutandoli nello svolgimento dei loro compiti, portandoli alle attività settimanali e intrattenendoli. Inoltre pulivo casa, facevo la spesa e mi prendevo cura degli animali domestici.

Cosa ti ha spinta ad intraprendere questo tipo di esperienza?

Ehm, ci sono state diverse motivazioni (ride, n.d.r.), la principale è stata una delusione amorosa. Dovevo distaccarmi da una persona, andare lontano e ‘perdermi per ritrovarmi’. Inoltre sentivo la voglia di provare cose nuove, d’altronde sono sempre stata una persona curiosa. Ho scelto quindi, senza pensarci troppo, di diventare Au Pair ed intraprendere un percorso di convivenza negli Stati Uniti e di immergermi in una realtà del tutto diversa.

Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti • convivenza da au pair

Come sei entrata in contatto con le tue famiglie ospitanti?

Ogni candidata Au Pair di Cultural Care ha a disposizione un portale online che le permette di mettersi in contatto con le famiglie papabili oltreoceano. Qui, grazie a molte video-chiamate, tentano di conoscersi al meglio per raggiungere l’obiettivo di arrivare a scegliersi reciprocamente.

Come si capisce se è la famiglia giusta per te?

La scelta della famiglia deve essere molto ben ponderata. La convivenza, di per sé ostica, può risultare molto pesante se si sottovalutano alcuni aspetti. È fondamentale interagire molto con i bambini durante le video-chiamate, accertarsi di avere un buon feeling con i genitori ed informarsi su come verrà organizzata la schedule (programmazione del numero di ore di lavoro giornaliere/settimanali e dei compiti da svolgere, n.d.r.) della settimana. Nel mio caso sono state determinanti le conversazioni scorrevoli e le prime impressioni, che giocano un ruolo fondamentale.

Come mi ha raccontato, Giulia si è affidata all’Agenzia di Cultural Care, la quale offre una vasta selezione di famiglie ospitanti in tutti gli USA, il corso di formazione intensivo e la preparazione attraverso la Au Pair Training School.

Questa, però, è solo una delle numerose Agenzie a cui ti puoi appoggiare se sei interessato a vivere un’esperienza come la sua.

Se il tuo obiettivo fosse trovare l’Agenzia perfetta per te, clicca qui e consulta personalmente tutte le Agenzie autorizzate dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti per il collocamento alla pari.

Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti

Difficoltà di una convivenza da Au Pair negli Stati Uniti: come superarle al meglio

Durante il programma Au Pair è possibile che si verifichino alcuni problemi tra la famiglia e l’Au Pair. Alle volte, essere una ragazza alla pari potrebbe essere complicato, ma ciò non significa che i problemi non si possano risolvere.

Ho sfruttato l’esperienza di Giulia per porle alcune domande riguardo ai problemi più comuni da lei incontrati durante la convivenza con le famiglie ospitanti. Le ho chiesto, inoltre, quali consigli pratici seguire per risolvere le difficoltà ed avere un’esperienza Au Pair positiva.

USALe difficoltà incontrate nel corso della convivenza da au pair sono state diverse da una famiglia all’altra?

No, principalmente le problematiche che ho riscontrato erano le stesse. Ho avuto delle incomprensioni con entrambe le host mum in merito alla programmazione dei miei compiti e con la gestione dei bambini, molto spesso testardi. Il problema in cui mi sono imbattuta più volte durante le convivenze, però, è stato quello di non sentirmi sempre a mio agio.

Cosa intendi con questo?

Mi risultava difficoltoso essere spontanea. Mi ricordo ad esempio quanto mi fosse difficile aprire il frigorifero di fronte ai miei host parents senza farmi problemi. Tante volte pregavo che il mio host dad non fosse rimasto in cucina dopo cena per poi poter correre a ‘rubare’ un’altra porzione di torta (ride, n.d.r.).

Hai detto che spesso i bambini erano testardi, è stato semplice costruire un buon legame con loro o hai incontrato complicazioni?

Non è stato facile instaurare da subito il rapporto ideale. Ovviamente i bambini hanno avuto bisogno di un po’ di tempo per abituarsi alla mia presenza. I genitori in questo mi hanno aiutata molto, facendo capire ai bambini che ero effettivamente parte integrante della loro famiglia e che ero quindi una persona di cui potersi fidare. Per rompere il ghiaccio mi è stato poi consigliato dalla mia tutor di organizzare delle attività da svolgere con tutta la famiglia.

Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti • convivenza da au pairCon quale famiglia hai avuto più difficoltà nel gestire i bambini?

Sicuramente ho riscontrato maggiori problemi con la famiglia di New York. I miei host parents lavoravano dalla mattina presto fino alla sera tardi, quindi ero in un certo senso ‘abbandonata’ nella gestione dei bambini. Un fatto divertente, ma allo stesso tempo sconcertante, è che spesso i bimbi mi chiamavano ‘mamma’.

Nel caso di impreviste problematiche familiari, cosa fare?

All’interno di qualsiasi nucleo familiare possono verificarsi situazioni difficili; nessuna famiglia ospitante è davvero perfetta, proprio come nessun Au Pair lo è. Le difficoltà sono all’ordine del giorno, ma nell’attimo in cui si decide di affrontarle, il rapporto con la famiglia può perfino cambiare in meglio. In queste occasioni è fondamentale dare il giusto sostegno ai bambini e affrontare il problema uniti.

Parliamo ora della gestione degli spazi nella convivenza da au pair: avevi una tua privacy?

Ho avuto due esperienze nettamente diverse sotto questo punto di vista. A San Francisco mi era stato dato a disposizione un intero piano della casa, ben distante dalle zone letto di tutta la famiglia. Disponevo di un grande bagno privato e una camera ben arredata con vista oceano. Un sogno! A New York, invece, gli spazi a me dedicati erano ben diversi. La stanza era davvero piccola e collocata al fianco della cucina. Il bagno minuscolo e condiviso con i bambini.

Quanto è importante a questo proposito avere i propri spazi ben separati da quelli degli altri membri della famiglia? La convivenza più ‘ristretta’, a New York, ha condizionato il clima all’interno della casa?

Avere i propri spazi ben separati è fondamentale, soprattutto i primi tempi, quando ancora non si ha molta confidenza con la famiglia. A San Francisco mi sentivo molto più tranquilla e non mi ponevo problemi se volevo ascoltare musica o chiamare i miei amici fino a tardi. Questo mi era invece impossibile a New York, dove ero sempre un po’ tesa e conscia del fatto di non avere così tante libertà. Il fatto di dover condividere il bagno con i bambini mi infastidiva molto, lo sporcavano spesso e io dovevo pulirlo. Fortunatamente, però, il clima in casa è sempre stato sereno.

Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti • convivenza da au pair

Per quanto riguarda le spese, come ti gestivi?

Il Programma Au Pair negli Stati Uniti prevede che Vitto e alloggio siano offerti dalla famiglia durante tutto il periodo di convivenza. Le uniche spese che le Au Pair devono gestire sono quelle al di fuori della casa, per gli hobby, le uscite con gli amici, i viaggi…

Quali sono secondo te le regole che un Au Pair dovrebbe seguire per una buona convivenza?

Innanzitutto per convivere con una famiglia ospitante occorre avere spirito di adattamento, parlare tanto e farsi conoscere (più ti conoscono e più si fidano), essere puliti, essere intraprendenti (avere delle iniziative e farsi vedere coinvolti è molto benvoluto dalla famiglia) ed infine sorridere tanto.

Come tutte le Au Pair durante il loro percorso negli USA, Giulia è stata affiancata da una LCC (Local Childcare Consultant), una tutor che si occupa di mediare tra l’Au Pair e la sua famiglia ospitante nel caso di problemi e incomprensioni.

La LCC si occupa, inoltre, di mantenere contatti personali mensili con le famiglie ospitanti e organizzare degli incontri mensili per le ragazze alla pari.

Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti: scambio culturale e crescita personale

Convivenza da Au Pair negli Stati UnitiI vantaggi di una convivenza da Au Pair all’estero sono svariati.

Oltre ad essere il modo più economico di vivere in un altro Paese, questa esperienza ti permette di diventare parte di una famiglia locale, migliorare le tue competenze linguistiche, conoscere nuovi amici (da tutte le parti del mondo) ed ampliare il tuo curriculum con un’esperienza internazionale.

Tutti ottimi motivi per intraprendere quest’esperienza!



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Ritieni ti abbia arricchita vivere con persone appartenenti ad una cultura per certi versi differente dalla tua?

Assolutamente sì. Mi ha dato tanto e soprattutto mi ha fatto apprezzare quello che ho lasciato in Italia, i nostri valori. Lo stile di vita che noi abbiamo è completamente diverso. Siamo più intimi, condividiamo molte più cose e siamo più dipendenti gli uni dagli altri all’interno della famiglia.

Qual è per te la differenza principale tra il modo di convivere di una famiglia italiana e quello di una famiglia statunitense?

Prendendo come riferimento la mia famiglia in Italia, posso confermare che la differenza sostanziale stia nella maggiore indipendenza dei membri delle famiglie americane. In queste si parla meno e allo stesso tempo sono ridotte le discussioni, molto frequenti invece se ci si ritrova a convivere con una famiglia in Italia. Un altro aspetto che invece apprezzo molto della cultura americana è il fatto di crescere i bambini trattandoli come dei piccoli adulti. La maggior parte dei genitori americani con cui ho avuto a che fare stravedeva e puntava sui propri figli, che sono propriamente visti come il futuro dell’America.

Quali sono stati i momenti in cui ti sei sentita più legata alle tue famiglie ospitanti?

Sembra scontato, ma sono stati i miei momenti di difficoltà. Quando ho avuto bisogno di un sostegno morale, e non solo, entrambe le famiglie mi hanno fatta sentire protetta.

Quest’esperienza si basa sul concetto di reciprocità, nel tuo caso, che contributo senti di aver dato alle famiglie?

Penso che convivendo con me per un anno le famiglie abbiano imparato a conoscermi e di conseguenza a conoscere anche certi aspetti della cultura italiana. Mi è stato detto che grazie alla convivenza sono riusciti ad andare oltre allo stereotipo legato alla mia nazionalità. Sul campo pratico ho condiviso molto della nostra tradizione culinaria.

Convivenza da Au Pair negli USA

Il più bel ricordo che hai con la famiglia californiana?

Ho tanti bei ricordi: le cene e le colazioni con vista sull’oceano (dalla finestra della cucina potevamo vedere i delfini, le balene e il bellissimo Golden Gate Bridge), le nostre cene al messicano una volta a settimana, la vacanza alle Hawaii nell’isola Big Island, il Thanksgiving, i compleanni e tante altre cose…

E il più bello con quella di New York?

Con loro è stato diverso, non ho condiviso così tanto. I genitori newyorchesi erano nettamente meno calorosi di quelli di San Francisco. Ricordo però un’uscita insieme sotto Natale, periodo magico a New York, abbiamo cenato tutti quanti in un bellissimo albergo sulla 5th Avenue, posto meraviglioso che mai avrei immaginato di vedere in vita mia.

Ti manca qualcuno?

Certamente! Mi mancano tantissimo i bambini, il cane di San Francisco e i miei amici.

Consigli la convivenza da Au Pair negli Stati Uniti? Se sì, a chi?

Assolutamente sì, a tutti. È stata l’esperienza più bella della mia vita.

Dall’entusiasmo che Giulia ha espresso nel rispondere alle domande, trapela come le sue due convivenze negli USA rivestano un posto davvero speciale tra i suoi ricordi.

Spero che la condivisione di questa sua esperienza ti possa aiutare a trovare il coraggio di lanciarti in una nuova avventura e così ampliare il tuo bagaglio personale.

Consigli di lettura sul tema ‘convivenza da Au Pair negli Stati Uniti’:

Ecco tre libri che puoi leggere per approfondire il tema del Progetto Au Pair.

  1. Au Pair Guide: A helpful handbook for your time abroad (English Edition) diCarmen Kurz
  2. Rock Your Au Pair Year: The Ultimate Au Pair Advice Guide diMelanie Josephine
  3. I Never Thought I’d Be an Au Pair: A Collection of Things I Wish People Had Told Me (English Edition) diCasey Aubin

Se li troverai interessanti, lascia un commento qui sotto!

Convivenza da Au Pair negli Stati Uniti • convivenza da au pair
Caterina
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Ho 21 anni e studio Scienze Psicosociali della Comunicazione presso la sede di Milano-Bicocca. Mi piace leggere, viaggiare, dialogare, fare nuove conoscenze e l'ora dell'aperitivo.

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