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Primo figlio: come cambia la vita di coppia. Intervista a Giusi e Giovanni

Sono tante le difficoltà, i dubbi e le paure di moltissime coppie che decidono di provare ad avere il primo figlio. Quale miglior modo di superarle se non ascoltando l’esperienza di chi ci è già passato?

Indovino: avete trovato la vostra dolce metà, il vostro nido d’amore e  il perfetto equilibrio a due. Ora però, è nato in voi un desiderio di avere di più e state pensando di provare ad avere il primo figlio.

Sono tantissimi i dubbi, le preoccupazioni e le paure di tutte le coppie come voi che decidono di allargare la famiglia. Come fare a superarle? Beh, potreste passare ore e ore in biblioteca a sfogliare migliaia di libri polverosi o guardare tutte le sere programmi televisivi sull’argomento, oppure potreste leggere il mio articolo.

Cos’ha di diverso rispetto a tanti altri di “convivenza, come cambia con l’arrivo dei figli”?

In questo articolo non troverai i soliti consigli sull’argomento ma l’esperienza diretta di una mamma e di un papà.

Giusi e Giovanni risponderanno ad alcune domande su com’è cambiata la loro vita dopo l’arrivo della loro prima figlia, come hanno imparato ad occuparsene insieme e le difficoltà che hanno incontrato.

L’idea è quella che voi, futuri mamme o papà, possiate trovare, tramite la loro esperienza, spunti e consigli utili per non commettere piccoli errori e trovare il giusto equilibrio per avere un matrimonio e una famiglia felice.

Iniziamo da domande generali: come vi siete conosciuti, dopo quanto vi siete sposati e quando avete deciso di andare a convivere?

Giusi:Ci siamo conosciuti a scuola guida tramite un’amica in comune, siamo diventati amici e poi ci siamo fidanzati. Ci siamo sposati dopo 4 anni e mezzo e siamo andati a convivere.

Come avete vissuto i primi mesi di convivenza?

Giusi:i primi mesi sono stati bellissimi, era quello che desideravamo. Sono stati anche impegnativi, ci siamo dovuti adattare l’uno all’altro, ma le cose sono andate molto bene.

Fare un figlio dopo pochi mesi

I primi mesi di convivenza sono molto impegnativi dal punto di vista emotivo e pratico e, prima di accogliere un nuovo membro in famiglia, è importante abituarsi alla vita a due. Un bambino è una persona in più da mantenere, avere un lavoro stabile e tutto il necessario per occuparsene è fondamentale. Ma cosa più importante, un figlio è una responsabilità. Se non vi sentite abbastanza maturi e se non siete una coppia tanto solida, forse è il caso di aspettare.

Giusi, Giovanni, quando avete deciso di provare ad avere il primo figlio?

Giusi e Giovanni:Dopo circa 3 anni e mezzo, avevamo 29 e 30 anni. Prima abbiamo pensato un po’ a noi stessi, a stare insieme, a fare i fidanzatini (ridono). Inoltre abbiamo avuto dei problemi lavorativi e abbiamo deciso di aspettare un po’.

Primo figlio: come affrontare la cosa insieme

crescere il primo figlio, passo dopo passo

C’è sempre una prima volta e il primo figlio è una di queste: impegnativa, faticosa ma soprattutto unica. Genitori non si nasce ma si diventa con l’amore e la pazienza. La cosa più importante è sicuramente poter contare su un’altra persona, poco esperta come te, “sperimentare” e provare insieme.

La vostra quotidianità sarà stravolta, pazienza e collaborazione sono le due parole chiavi da tenere bene a mente per affrontare il tutto al meglio. Inoltre, chiedere un aiuto non è mai sbagliato. Se avete dubbi di qualsiasi tipo contattare chi ne sa più di voi potrebbe essere la soluzione giusta.

Vi chiedo di raccontarci le vostre prime esperienze, le difficoltà che avete incontrato e soprattutto come le avete superate insieme.

Giusi:Il primissimo problema che abbiamo dovuto affrontare è stato che, dimessa dall’ospedale, non mi è mai arrivata la montata lattea quindi abbiamo dovuto cercare il latte in polvere in farmacia.
Arrivati a casa però non sapevamo come prepararlo (ride)!
Abbiamo pensato di bollire dell’acqua del rubinetto ma subito siamo stati aggrediti dal nonno che era venuto in visita, perché stavamo utilizzando l’acqua del rubinetto e non della bottiglia!

Usando il latte artificiale abbiamo dovuto attenerci a orari, quantità, le coliche della bambina … insomma, ci siamo trovati ad affrontare un mondo che ci era completamente sconosciuto.

Giovanni: Difficoltà? Tantissime. La cosa più difficile è stata proprio la quotidianità, imparare a cambiare pannolini, il primo bagnetto, la bambina che piangeva e non capivamo il perché… È stato tutto nuovo per noi.

Insieme abbiamo cercato di capire come muoverci e, passo dopo passo, abbiamo imparato come occuparci di nostra figlia. Non esiste un manuale che ti insegna come fare il genitore, si impara man mano e, anche se all’inizio la situazione può spaventare, giorno dopo giorno diventerà sempre tutto più facile e naturale.

Avete avuto bisogno di chiedere aiuto a qualcuno?

Giusi: Sicuramente abbiamo chiesto aiuto al pediatra. Siamo stati molto fortunati perché abbiamo trovato una persona davvero competente che ci ha sempre dato ottimi consigli.

Ovviamente ci sono stati anche i consigli dei nonni ma ognuno aveva la sua versione. Abbiamo quindi cercato di cavarcela da soli, affidandoci esclusivamente ai consigli del pediatra.

L’emozione di essere genitori

Giovanni, il primo pensiero quando hai scoperto che saresti diventato papà?

Giovanni: Ovviamente ero felicissimo, non potevo crederci. Durante i mesi di gravidanza in realtà non ho realizzato a pieno la cosa. Solo quando ho preso in braccio per la prima volta la mia bambina ho capito che la mia vita sarebbe cambiata completamente. Non so descrivere a parole la felicità che ho provato.

Giusi, come descriveresti con una parola l’essere diventata mamma?

Giusi: Gioia immensa. Ero davvero felice. 

Nonostante difficoltà, paure e momenti di sconforto iniziale, l’emozione di diventare genitori è indescrivibile.

Vita di coppia e un bebè, gli errori da non fare quando arriva il primo figlio

Un bambino ha bisogno di tempo, amore e attenzioni; questo a volte può portare, seppur involontariamente, a trascurare il partner. 

Mario Rossi, psicoterapeuta e sessuologo, ci elenca 4 errori da non commettere quando arriva il primo figlio, riscontrati anche nell’esperienza dei nostri intervistati:

  1. Considerare il partner solo come “genitore” e non più come amante
  2. Dedicare tutto il tempo e le attenzioni al bebè
  3. Dare tutto per scontato tra voi due
  4. Non ritagliarsi degli spazi per la coppia

Per leggere l’intero sugli errori da non fare quando arriva un figlio clicca qui

Un bacio, una carezza, il buongiorno la mattina, sono piccole attenzioni che alla lunga possiamo iniziare a dare per scontato, specie con l’arrivo del primo figlio che ci porta via tempo ed energie. Non dimenticare quei piccoli gesti che possono far sorridere il tuo lui/la tua lei.

 

Giusi, sarei curiosa di conoscere la vostra personale esperienza. Sei d’accordo con l’esperto?

Giusi: Sicuramente sì. La vita di coppia viene sostituita dalla vita familiare. Al primo posto c’è il bambino e, le attenzioni che prima potevano essere date al marito, vengono riservate totalmente al nuovo arrivato. Sicuramente è successo anche a noi: la nostra bambina è diventata il centro delle nostre giornate e questo, a volte, ha portato a incomprensioni. 

Non trascurare il partner ma non trascurare neanche te stesso/a, fisicamente e mentalmente. Cerca sempre di trovare dei momenti per te, per rilassarti e per fare quello che più ti piace. Non rinunciare a leggere un libro che ti appassiona o  a cucinare quella ricetta che ti incuriosisce.

Un neonato può contribuire a farti sentire stanco e nervoso. Un consiglio: cerca sempre di non trasferire la tua agitazione e il tuo nervosismo al bambino.

Litigi dopo la nascita di un figlio: come evitarli

Litigi dopo la nascita di un figlio

Giusi, Giovanni, immagino che sicuramente con l’arrivo di vostra figlia saranno nate incomprensioni e disagi che avranno portato a piccoli o grandi litigi tra di voi. Vi va di raccontarcene qualcuno e magari di aiutarci a trovare piccole soluzioni per evitarli?

Giusi: In generale abbiamo sempre fatto il possibile per collaborare. Certo, i nostri litigi e incomprensioni li abbiamo avuti, siamo umani, ma comunque abbiamo sempre cercato di sostenerci e aiutarci l’un l’altro. 

Non ci sono stati particolari momenti di crisi, ci amavamo e ci amiamo tantissimo e questo ci ha sempre portato a venirci incontro, anche se c’erano delle cose su cui non eravamo d’accordo.

Abbiamo sempre provato a trovare un compromesso. Quando vedevo Giovanni nervoso cercavo di lasciarlo stare e far passare il momento.

Giovanni: Sicuramente ci sono stati dei momenti di incomprensione per la difficile gestione della quotidianità, ma siamo sempre stati in sintonia. Capitava ad esempio di discutere perché la bimba piangeva e volevamo calmarla in modi diversi.

Abbiamo sempre cercato però di evitare lo scontro e di rimanere calmi. Una cosa che ho imparato è che, se mamma e papà litigano, si agitano o sono nervosi, automaticamente si agita anche la bambina. Invece, se lei ci vedeva tranquilli,  rimaneva calma e serena a sua volta. 

Insomma, possono nascere piccole discussioni per motivi diversi ma la cosa più importante è parlarsi, condividere dubbi e problemi.

Provare a capirsi e aiutarsi a vicenda, trovare un compromesso ma soprattutto amarsi tanto. 

Fratellino sì o no?

E il secondo figlio? Le difficoltà che si possono incontrare sono le stesse? Come gestire due bambine insieme?

Che lo vogliate o no, la fatidica domanda “mamma, mi fai un fratellino?” arriverà anche per voi. Ma come decidere di avere un secondo figlio? Le cose da tenere in considerazione sono tante, alcune negative altre molto positive. 

Prima di tutto il discorso economico è fondamentale. Due bambini da mantenere sono impegnativi e come già detto prima, avere un lavoro stabile è essenziale se avete in mente di allargare ancora la vostra famiglia.

Gestire due bambini è stancante il doppio e porta via il doppio del tempo. Nonostante ciò, avere due figli vuol dire anche ricevere doppio affetto e amore. Il vostro bambino avrà un fratello o una sorella con cui condividere tutto, con cui parlare e su cui poter contare sempre. 

Quando e perché avete deciso di avere il secondo figlio?

Giovanni: Dopo 3 anni abbiamo pensato di avere un altro figlio per dare un fratellino/sorellina alla bambina, abbiamo sempre pensato che non fosse bello essere figli unici. Io sono cresciuto in una famiglia numerosa e penso che avere un fratello sia una cosa bellissima. In più  con la prima era andato tutto bene e abbiamo pensato: “perché no?”.

Giusi: 3 anni di differenza ci sembravano abbastanza. Un consiglio che mi sento di dare ai futuri genitori che desiderano un altro figlio è di non aspettare troppo tra il primo e il secondo. Due fratelli di età vicine crescendo possono trovare passioni, amici in comune e creare un rapporto molto bello tra loro. Avere tanti anni di differenza spesso porta a non avere molte cose in comune e da adulti si finisce per perdersi.

È stato più facile occuparvene?

Giusi: Assolutamente sì. Con l’esperienza del primo figlio siamo partiti già avvantaggiati anche se la seconda figlia si è rivelata subito un tipetto un tantino più vivace (ride). L’esperienza ci ha portato a fare le cose come con la prima.

Difficoltà?

Giovanni: Sicuramente il fatto di gestire due bambine insieme. La “grande” era un po’ gelosa, non si sentiva più al centro dell’attenzione. Ricordo ancora che dopo qualche giorno è venuta da noi e ci ha detto: “bella la sorellina ma quando la riportiamo indietro?

Per occuparci al meglio delle nostre bambine abbiamo deciso di lavorare in due momenti diversi della giornata, per avere sempre qualcuno a casa. Io lavoravo al mattino e Giusi al pomeriggio.

Mi ricordo che cercavo sempre di tenerle impegnate e farle divertire, non trovavo molto educativo lasciarle tutto il pomeriggio davanti alla televisione a vedere i cartoni.

In estate le portavo fuori tutti i pomeriggi: andavamo al parchetto, in bicicletta, dalle amiche. La domenica mattina, per lasciare la mamma tranquilla, le portavo a vedere gli aerei. In inverno invece  faceva freddo e non potevamo andare al parco. Loro erano due femmine e io non volevo giocare tutti i pomeriggi alle bambole (ride), allora cercavo sempre di trovare delle attività alternative per passare il tempo: le facevo cucinare, impastare, facevamo la pizza, le polpette, facevamo spesso anche dei puzzle. Ci vuole inventiva (ride).

Insomma, ne vale la pena? Verità sui matrimoni dopo i figli

verità sui matrimoni dopo i figli

Giusi, Giovanni, ne vale la pena?

Giusi: Certo. lo posso dire con certezza. Nonostante le difficoltà che si possono incontrare, lavoro, quotidianità e tutto, avere un figlio è  un’esperienza bellissima che ogni coppia dovrebbe provare.

Giovanni: diventare genitori è un qualcosa di speciale e indescrivibile. Non tornerei indietro per niente al mondo. Gli ostacoli? Neanche me li ricordo più!

Consigli per i nostri lettori, futuri mamme e papà? Come affrontare la quotidianità e la nuova convivenza non più in due?

Giusi: Amore, pazienza e collaborazione. Penso di aver detto tutto così.

Avere un figlio è un’esperienza stupenda, che ti cambia la vita. La cosa più importante è condividere questa nuova avventura con la persona giusta, avere qualcuno su cui contare, con cui parlare, confrontarsi e provare insieme.

Le incomprensioni, i piccoli litigi e le grandi difficoltà che incontrerete non sono niente di fronte alla gioia di sentirsi chiamare “mamma”.

 

Qui si conclude la nostra intervista. Spero davvero che le parole di Giusi e Giovanni possano esservi utili e convincervi a fare il grande passo. 

Se avete domande, dubbi o semplicemente vi va di condividere la vostra esperienza, saremo felici di ascoltarla qui sotto nei commenti.

Inoltre, se si va di leggere ancora qualcosa sull’argomento, ecco un articolo interessante per voi!

 Buona fortuna futuri mamme e papà!

 

Simona Quarto, 21 anni, studentessa al terzo anno di Scienze Psicosociali della Comunicazione. Ama scrivere e viaggiare. Aspirazioni future: lavorare nel mondo del Marketing e della Comunicazione.
Diplomata al Liceo Linguistico, ha studiato Inglese, Francese e Spagnolo.

Determinata, curiosa, con tanta voglia di sperimentare e imparare.

Di simonaquarto

Simona Quarto, 21 anni, studentessa al terzo anno di Scienze Psicosociali della Comunicazione. Ama scrivere e viaggiare. Aspirazioni future: lavorare nel mondo del Marketing e della Comunicazione.
Diplomata al Liceo Linguistico, ha studiato Inglese, Francese e Spagnolo.

Determinata, curiosa, con tanta voglia di sperimentare e imparare.

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