Convivenza: gli errori da evitare. I possibili rimedi. 1

on giu24 2009

Veniamo quindi alle risposte, che in realtà sono delle semplici considerazioni a partire da quanto scritto nell’articolo originale (Clicca qui per leggerlo).

Vi preghiamo solo di leggere il testo che segue con attenzione, ma di prendere tutte le opinioni in merito con le pinze: su certi temi è difficile trovare accordo per un mucchio di ragioni. In primo luogo perchè le premesse non sono sempre le stesse e definire “un errore” qualcosa che può creare problemi può già creare dei pregiudizi e vincolare le conseguenze, irrigidendone le posizioni. In secondo luogo, perchè non esistono ricette uniche, certe, scientifiche e misurabili per affrontare certe situazioni. Come sempre il buon senso è ciò che ci permette di non fare… scemate! :-)

(continua…)

Non sono pronta!

on nov13 2008

Ci scherzo molto con lei, sulla possibile data dell’ingresso, tra un paio di settimane.

L’altro giorno, l’ho addirittura accusata scherzosamente di avere la Sindrome di Peter Pan (di cui abbiamo parlato martedi: qui). Valutavamo possibili date, successioni di piccoli eventi, calibrando il nostro primo pernottamento come fosse la prima notte di nozze e in realtà il programma dell’intero weekend è assolutamente una prima assoluta di moltissime cose. La prima colazione, la prima notte, la prima doccia, il primo dvd, il primo ritorno a casa dopo un’uscita con gli amici, il primo caffè, forse il primo caffè o la prima cena per far conoscere i nostri, però ce lo teniamo per un altro post.

Insomma, valutavamo come e quando muoverci già qualche settimana fa e per me si poteva fare quasi subito (se non fosse perchè ci mancano le reti! Beeeeeeeeeeeep!!!) e lei, riferendosi al fato di preparare la roba per il trasloco, se ne esce con “ma io non sono ancora pronta!” :-|

Come?!?!?

sogno Non sono pronta!

Ovviamente è partita la pseudo-finta-discussione sul fatto che ci sta ripensando, che non è convinta, ecc. E devo dire che è proprio bello scherzarci, visto che siamo straconvinti del grande passo. E come se stessimo dolcemente scivolando su un manto di finissima erba freschissima, trasportati da nuvole, appensantite solo raramente dalla voce del geometra idiota che ci riporta alla realtà, ma che zittiamo come si fa con la radiosveglia al mattino, con lo snooze. Morbidamente ci dirigiamo verso la meta, leggeri, come se fosse l’unica alternativa possibile in un sogno soffice e patinato. I piedi, leggeri anche loro, si muovono senza fatica, con movimenti cullati da dolci suoni.

E tutto questo, lucidi di ogni aspetto, calcolatori di ogni elemento, veloci nelle scelte, a volte in contraddizione, ma coerenti con un disegno generale.

Scrivo queste parole rendendomi conto di quanto siamo fortunati.

sogni Non sono pronta!

Sindrome di Peter Pan

on nov11 2008

E’ carina la definizione di Wikipedia di questa sindrome:

La sindrome di Peter Pan è quella situazione psicologica in cui si trova una persona immatura, che si rifiuta (o è incapace) di crescere, di diventare adulta e di assumersi le responsabilità. (Clicca qui per il resto)

peter pan Sindrome di Peter PanSebbene sia nei toni eccessiva, o forse che nella realtà dei fatti spesso siamo di fronte a sfumature ben più lieve, rende bene l’idea di cosa si tratti: il rifiuto ad andare avanti, ad affrontare le scelte, a fare il passo.

Ammetto che per molte delle cose che abbiamo scritto, per molte delle sfumature che ho personalmente descritto in questi mesi, sono stato fortunato e mi viene molto naturale andare avanti, ma capisco anche coloro che aspettano, cincischiano, rinviano. Ma a quale costo? con quali perdite? Con quali guadagni?

In Facebook ho trovato moltissimi compagni delle elementari, delle medie, delle superiori, qualcuno dell’Università: credo che il 70% di loro abbia almeno un figlio, e molti ne hanno più di uno. La maggior parte sono sposati, molti da più di 5-7 anni. Certo, altri hanno corso troppo e qualche anno dopo il diploma erano sposati con figli – alcuni di questi si sono separati pochi anni dopo.

Fa effetto vedere i diversi tempi di reazione alla vita, ma allo stesso tempo è naturale: ognuno deve fare ciò che si sente in un dato momento, senza correre, senza rinviare [troppo]. E’ solo in quel momento che ti gusti la crescita, la maturità, il senso del diventare grandi. O forse, del diventare vecchi! :-)

Quando le etichette pesano

on set14 2008

Tutti abbiamo sentito i racconti di coppie assolutamente non intenzionate a convivere, addirittura che vivono deliberatamente in due differenti case, per mantenere la propria indipendenza. Hanno un nome, si chiamano L.A.T. – Living Apart Together.

Legittimo, sensato, condivisibile: si tratta di una scelta e quindi tutti sono liberi di vivere la propria coppia nel migliore dei modi.

Ma il caso che presentiamo oggi è abbastanza strano, peculiare nella sua illogicità (almeno esterna, perchè ogni scelta ha sempre una spiegazione logica, magari non condivisibile, ma logica).

Secondo caso.

(continua…)

Tutto iniziò con molta semplicità – Seconda parte

on set10 2008

Stai per affrontare una scelta importante. Non hai mai paura?

Mi chiede uno dei miei migliori amici, che condivide con me almeno due elementi comuni: una tendenziale lieve – ma lui è messo peggio :-) – sindrome di Peter Pan e il cromosoma Y, che lo spinge non solo a fare pipi in piedi ma soprattutto a vedere molte cose come me: da uomo!

Ci sono decine di scelte che ogni giorno rinviamo e ogni giorno ci promettiamo di smettere di rinviare. Ma alcune, quando non le affronti, producono molti più danni di quanto si possa pensare. o, nel migliore dei casi, non producono danni, ma non producono neanche frutti: stanno lì, aspettano, in stand by.

Non è il caso della convivenza, o almeno, non è il caso di procrastinare all’infinito eventi che hanno una caratteristica: puoi sapere se ti piacciono solo se le vivi. Certo, puoi immaginartelo, puoi fare tutti gli esperimenti mentali  che vuoi, simulazioni di come sarebbe questo e di come non sarebbe quest’altro. Ma solo lanciandoti puoi assaporarne il vero senso.

Facciamo un esempio. Immagina il tuo piatto preferito, magari quello che sai cucinare anche tu, senza troppe difficoltà. Varrebbe la pena domani a pranzo di procurartene una bella portata? Facciamo il test.

Immaginalo ben servito, su un piatto da portata, prova a sentirne il profumo, visualizzane i contorni, immagina anche di poterlo toccare, di sentirne la consistenza. Assaggialo, con l’immaginazione, gustane la prelibatezza, godi della sua fragranza. Pensi sia sufficiente?

E se non fosse esattamente come lo vuoi tu? E se non avesse esattamente quella consistenza? E se poi, in realtà, non è veramente quello che vuoi, perchè forse il tuo piatto preferito è un altro?

E se? Quanti se… E se domani te lo procurassi e testassi dal vivo, non sarebbe forse più semplice?

Poi, dopo pranzo, dopo il caffè, se lo prendi, magari ne parliamo, se valeva la pena!

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