I linguaggi dell’Amore by Daniela

on giu17 2010

Siamo particolarmente felici di presentarvi il contributo di Daniela che non convive ancora col suo ragazzo Simone, ma che in questi quattro anni (complice la vicinanza delle due città in cui abitano) ha costruito un solido rapporto di coppia.

DSCI0362 I linguaggi dellAmore by Daniela

Daniela e Simone

Il loro blog è semplicemente affascinante. La prima cosa che ci ha colpiti è l’aspetto visivo: splendide foto dalle quali ti sembra sprigionare il profumo dell’erba, o che ti lasciano sentire in lontananza il canto degli uccelli. Provare per credere!!!

Solitamente prima di inserire un blog nella nostra raccolta ci garantiamo che gli autori propongano contenuti interessanti e stimolanti (quindi tutti coloro che compaiono su Convivendo.net sono solo una selezionatissima elite!!!).

A parte le battute (e se volete potete proporre il vostro blog, cliccando qui), il coltello di banjas è davvero un blog che vi consigliamo di visitare! Ne vale la pena!

Il post presentato da Daniela ci presenta un testo particolarmente interessante e ci offre qualche spunto di riflessione sulla comunicazione all’interno della coppia.

I LINGUAGGI DELL’AMORE

IMG 8091 300x200 I linguaggi dellAmore by Daniela

La copertina del Libro

Sono Daniela, fidanzata con Simone da quasi quattro anni, siamo coetanei ed abitiamo in due città diverse ma molto vicine, che ci permettono di vederci ogni giorno. A volte però ci capita nella vita di tutti i giorni, di provare a spiegarci, a raccontare quello che viviamo, le nostre emozioni e le nostre paure, ma non ci riusciamo pienamente: i nostri linguaggi paiono incompatibili, situazione che molti avranno provato. Quando questo si ripete, soprattutto in una relazione di coppia, porta a delle incomprensioni difficili da scalfire.

Secondo Gary Chapman, consulente  matrimoniale e di vita coniugale,  ciascuno di noi comunica in base ad un proprio linguaggio dell’amore, e questo linguaggio cambia da persona a persona. Nel bel libro “I 5 linguaggi dell’amore“, Chapman afferma che le persone esprimono e ricevono amore con modalità diverse, e identifica  cinque linguaggi principali utilizzati per dare/ricevere amore in una coppia (che può anche essere una coppia madre/figlio o viceversa):

1. quello delle parole di rassicurazione,
2. quello dei momenti speciali
3. quello dei gesti di servizio
4. quello dei doni
5. quello del contatto fisico.

Non é così facile scoprire qual é il proprio linguaggio, ma possiamo riuscirci ad esempio chiedendoci: quali gesti apprezzo maggiormente da parte del mio compagno/a? Che gesti mi vengono istintivi quando voglio manifestargli il mio amore?

Ad esempio, se devo pensare al compleanno di qualcuno, soprattutto a quello del mio fidanzato, non mi viene in mente un regalo particolare da fargli, ma piuttosto di organizzre una gita in montagna, una serata da qualche parte, una giornata particolare: il mio linguaggio principale é quello dei momenti speciali!

Nel libro Chapman suggerisce anche degli esercizi per arrivare ad una maggiore consapevolezza del proprio stato emozionale: ad esempio portando con sè un taccuino e utilizzandolo ogni giorno per chiedersi “Quali emozioni ho provato nelle ultime tre ore? Che cosa ho provato quando é successo un certo fatto/avvenimento spiacevole?“. Se si fa questo esercizio varie volte al giorno si diventerà più consapevoli delle proprie emozioni e delle loro varie sfumature, imparando ad esempio a distinguere tra essere arrabbiato/frustrato/annoiato/ansioso o altri stati emozionali che spesso tendiamo a semplificare e far risalire tutti alla stessa cosa.

Un’aspetto importante é capire qual é il proprio linguaggio dell’amore, ma ancora più importante, sebbene complicato, é trovare il linguaggio dell’amore con cui esprimerci con chi ci é vicino: dobbiamo in un certo senso esprimerci nella “lingua” dell’altro per poter comunicare bene.

DSCI0405 263x300 I linguaggi dellAmore by Daniela

Daniela e Simone

Osservando le altre coppie attorno a noi ci accorgeremo di come i cinque linguaggi siano distribuiti in modo vario:  tra i miei genitori vige il linguaggio dei gesti di servizio, il loro modo di esprimere amore é di occuparsi vicendevolmente della casa o del giardino. Tra i genitori di Simone, sicuramente sono importanti i doni: il loro linguaggio emozionale risiede nel ricevere e regalare doni particolari, anche preziosi, l’uno all’altro.

Il linguaggio principale di Simone? Rimane più difficile da scoprire, ma ad esempio per lui sono molto importanti le parole di rassicurazione ed incoraggiamento riguardo al lavoro, alla buona riuscita di un esame, a parole di apprezzamento per qualcosa che ha fatto.

Scoprire il linguaggio dell’altro é molto utile per poterlo capire meglio,  anche se non dobbiamo sottovalutarne la fatica: in sostanza si tratta sempre di imparare una lingua straniera e di imparare ad usarla bene, ci vuole tempo e tanto esercizio, spesso non ci riusciamo ancora e da lì sgorgano i malintesi nella vita quotidiana.

Il merito della teoria di Chapman é di aiutarci a capire da dove si originano questi malintesi, e soprattutto a cercare di aumentare il livello della nostra comunicazione: é inutile e dannoso affannarsi per trasmettere il nostro amore all’altro se usiamo una lingua che  può capire, perchè non fa parte né del suo carattere né della sua “educazione emozionale”!

Una volta capito il linguaggio dell’altro bisogna ovviamente metterlo in pratica: il mio é quello dei momenti speciali, come dicevo, allora cerchiamo di dedicarci ogni settimana il tempo per una passeggiata insieme, per guardare un film o semplicemente per parlare insieme con calma, durante l’anno cerchiamo di fare almeno un viaggio all’estero e di organizzare qualche gita nei dintorni.

1279599 talk bubbles I linguaggi dellAmore by DanielaSe il linguaggio di Simone é quello delle parole di rassicurazione, allora per me é necessario usare bene e di più le espressioni di ringraziamento nei suoi confronti (ad esempio quando cucina qualcosa per me), o rassicurarlo sulle sue possibilità in vista di una giornata pesante al lavoro.

E voi che ne pensate? Quale potrebbe essere il vostro linguaggio d’amore principale? Questo dipende anche dalla nostra esperienza da bambini:  se siamo stati abituati ad essere abbracciati e coccolati molto, ad avere uno stretto contatto fisico con i nostri genitori, molto probabilmente da grandi saremo persone che apprezzano maggiormente il contatto fisico anche nella coppia.

Gli estremi del libro sono “I cinque linguaggi dell’amore” di Gary Chapman, edizioni Elledici, potete leggere alcuni commenti a questo argomento sul mio post http://ilcoltellodibanjas.blogspot.com/2010/05/il-linguaggio-dei-momenti-speciali.html.

Il linguaggio dell’amore di Daniela – I LINGUAGGI DELL’AMORE, autrice del blog: http://www.ilcoltellodibanjas.blogspot.com

Innanzitutto un enorme grazie a Daniela che ci ha fatto scoprire questo interessantissimo testo (è già partito l’ordine online!!!).

436457 guidebooks I linguaggi dellAmore by DanielaDevo dire che l’idea di diversi linguaggi che devono integrarsi e interagire da un lato mi affascina e, dall’altro, mi spaventa, anche se in ordine inverso! La paura può essere associata al timore di non riuscire a cogliere la corretta sfumatura utilizzata dall’altro e passare gran parte del tempo a comunicare in modo sbagliato. D’altra parte, e qui nasce l’aspetto positivo della questione, l’idea di poter sfruttare un modello tutto sommato semplice per provare ad ungere, a lubrificare e far meglio scorrere gli ingranaggi della comunicazione a due, soprattutto quando emergono delle comprensioni mi rasserena e mi rende ottimista.

Una terza riflessione riguarda la possibilità di non concentrarsi solo su uno di questi linguaggi (nella fattispecie quello del nostro partner), ma di esplorare insieme più possibilità e una gamma più ampia di linguaggi.  In questo modo nella coppia si potrebbero esplorare più sfumature e utilizzare tanti linguaggi quante sono le possibilità quotidiane.

Cosa ne pensate? Vi rilancio la domanda di Daniela. Quale potrebbe essere il vostro linguaggio d’amore principale? Come applichereste questa proposta alla vostra coppia?

Ci passiamo tutti, prima o poi!

on mag10 2010

Ecco, ho fatto!

1216935 red spirals Ci passiamo tutti, prima o poi!Ci ho pensato a lungo, ho riletto il nostro blog come se fosse il diario di bordo di un viaggio iniziato nel 2008 (e in effetti lo è!). Ne ho parlato a lungo, sia con Lei che con i miei amici. E mi sono ricordato di tutto, ma proprio tutto.

Parlo del punto di partenza, dell’inizio della convivenza.

Ma ripercorriamo, se avete voglia, alcuni passi salienti di questo particolare tipo di viaggio che è la convivenza.

Ecco alcuni “post salienti”. Se vi va, andate a leggerli, e poi riprendete la lettura di questo articolo.

L’influenza sociale

Tuttavia, fu proprio quella volta che mi accorsi che tutto sommato emergeva solo un aspetto intrigante: la complicità, con le sue sfaccettature della condivisione, del luogo comune, inteso come spazio simbolico costruito dai due componenti della coppia.

Tutto iniziò con molta semplicità – Prima parte

Un giorno, come se mi chiedesse ti va di andare a mangiarci una pizza, mi chiede “Visto che entrambi abbiamo la stessa esigenza, che ne dici di andare a vivere insieme?”.

Tutto iniziò con molta semplicità – Seconda parte

Stai per affrontare una scelta importante. Non hai mai paura?

Mi chiede uno dei miei migliori amici, che condivide con me almeno due elementi comuni: una tendenziale lieve – ma lui è messo peggio :-) – sindrome di Peter Pan e il cromosoma Y, che lo spinge non solo a fare pipi in piedi ma soprattutto a vedere molte cose come me: da uomo!

Zero ansie – La coppia che cresce

Ti accorgi in queste occasioni che man mano che gli anni passano aumenta la probabilità di assistere a determinati eventi, anche laddove non l’avresti mai detto. Coppie di eterni fidanzati che raggiungono la fatidica decisione. Adulti vestiti da Peter Pan, che svestono gli abiti di scena e decidono di convivere, o di fare un figlio, o di cambiare città.

Ci passiamo tutti, prima o poi. Anche quando abbiamo incrociato e raccontato storie di rinvii, pensieri, sfumature “convi-fobiache” (per intenderci entrambe le coppie di Attendere… prego! e di Quando le etichette pesano nel frattempo si sono sposate!!! quindi portiamo fortuna!!!), andava a finire che il discorso si alleggeriva, si colorava di un alone possibilista, a discapito di qualsiasi statistica e qualsiasi sondaggio.

857455 pair 2 Ci passiamo tutti, prima o poi!

Scelte e sogni di coppia

Questo momento è il punto di non ritorno. Scatta qualcosa in testa che ti fa guardare le cose in un modo diverso.

Ed è lì che saltano fuori le frasi che abbiamo descritto all’inizio, nel post E noi? Quando mettiamo su casa?.

Capita tutti. Se nella casa nuova di una nuova coppia che ha appena iniziato una nuova convivenza e che, anche presi separatamente, sembrano… nuovi!

Lo stesso fascino che ti cattura quando un amico ha comprato la macchina nuova, o un nuovo gadget. Quell’odore di nuovo che ti ispira e che ti lancia immediatamente in fantasie del tipo “come ci starei al suo posto?”, quelle strane sensazioni a cavallo tra empatia, condivisione, entusiasmo e quasi una piccola, vaga, innocua sensazione di micro-gelosia.

Ecco! Proprio in quel momento è giusto abbandonarsi a quel sapore, collocarsi in uno scenario mentale adatto, fatto di simulazioni, di innocenti giochi del “e se fossi io?”. Allora ti potresti accorgere che si, tutto sommato, non è male quella sensazione, e che forse voi due, con una casa vostra, con la possibilità di scegliere ogni giorno ogni cosa, probabilmente stareste proprio bene.

E’ questo che deve scattare: una sensazione positiva che fa seguito ad un piccolo esperimento mentale in cui vi immaginate a convivere. E’ una sensazione bellissima, di apertura verso infinite possibilità, che sostituisce le paure e i timori, i dubbi e le incertezze. E’ una sensazione da cavalcare.

E spesso è il primo passo per… diventare grandi!

E noi? Quando mettiamo su casa?

on mag5 2010

Nelle scorse due settimane ci è capitato ben quattro volte che ci trovassimo in una situazione di questo tipo.

Una coppia di amici viene a casa nostra, oppure si parla di casa, arredo, acquisti. Solitamente lei nota alcuni aspetti che nè lui, nè il sottoscritto notiamo. Io perchè ci sono abituato, vedo tutti i giorni quelle cose, le ho scelte e ormai, quasi, non ci faccio più caso. Lui, perchè da buon uomo – escludiamo la categoria degli architetti, designer e arredatori, non per chissà quali pregiudizi, ma semplicemente per ovvie ragioni che capirete a brevissimo – non interessa di questo aspetto.

1058971 thinking E noi? Quando mettiamo su casa?

E noi?!?

Tutte le coppie che animano la nostra storia hanno alcune caratteristiche in comune:

1. Sono insieme da un bel po’
2. Stanno bene insieme
3. Appartengono ad una delle diverse sfumature con le quali abbiamo dipinto la Convivenza Parziale

La storia prosegue con un sorriso da parte di lei, che guarda il partner con sguardo dolce e gli chiede “E noi, quando mettiamo su casa?”.

850300 statue   yogi E noi? Quando mettiamo su casa?

Oddio! E ora che le rispondo?

Ci sono diverse alternative. C’è quella che sottolinea che le piace casa nostra, quella che nota come le soluzioni che abbiamo adottato siano a misura d’uomo (essere umano, non maschio!), quella che osserva l’armonia, l’altra i tessuti… insomma, le variazioni sul tema sono molte, ma sono tutte accomunate da una frase che indica il desiderio di un passaggio, di un salto.

Altro elemento comune: nessuno degli scambi che ho in mente genera ansia, tensione, risate isteriche da parte di lui, nessuna reazione negativa. Anzi…

E mi tornano in mente altri eventi analoghi, qualcosa che mi è accaduto quando ero al loro posto…

Fatemici pensare bene… Mi rileggo un paio di post (tra cui quello di lunedi:  Lo spazio e le sue conseguenze) da cui sono partito con questa riflessione.

Lo spazio e le sue conseguenze.

on mag3 2010

Sono andato a recuperare un post che abbiamo inserito in Convivendo.net agli inizi della nostra avventura, quando ancora non eravamo entrati in casa e comunque mancava ancora poco. Ve ne riporto per comodità una breve sintesi, visto che l’argomento ci sarà utile per il prossimo post di questa settimana.

Piccoli spazi crescono (clicca qui per leggere l’intero articolo)

[...] Come una poesia, o un testo scritto con arte, lo spazio che viviamo parla di noi e tra noi, racchiude simboli, metafore, legami, divisioni. I nostri oggetti, quando li mettiamo da qualche parte, assumono una parte dello spazio e, con esso, una parte di quei significati. Magari ci avete già pensato, magari no.

planimetria 300x225 Lo spazio e le sue conseguenze.

Planimetria della casa, o della coppia?

Tutto nasce da poche lampadine e alcune viti e brugole che avevo raccolto in carta straccia, giusto per evitare che il vetro si frantumasse e creasse danni. Ho lasciato questo piccolo plico, disorganizzato, destrutturato appoggiato su uno scaffale per settimane, e ieri, in uno slancio di ristrutturazione a priori (in linea con Lo stato delle cose) ho affrontato la cosa: dove le metto?

Mi sono immediatamente accorto che la domanda racchiude moltissime sfumature. Una scatola, un contenitore, in una stanza, su un ripiano, dietro ad un altro oggetto, al confine con altre aree. E non è la prima volta: alcuni spazi si stanno già impossessando di noi (non noi di loro): ci calamitano, ci attraggono per la loro conformazione. Dettagli che ci stanno progressivamente comunicando cosa noi possiamo fare di loro, come noi possiamo interagire con loro.

In alcuni casi è la funzione che ci comunica questo codice: devo poter agilmente ritrovare alcuni strumenti, quindi li metto tutti insieme, strutturando gli spazi che li contengono in modo da semplificare la cosa. In altri casi sono le caratteristiche dello spazio, la sua accessibilità a spingerci a una ridefinizione del suo uso. [...]

Oggi, a distanza di un anno e mezzo, tutto ciò è ancora più vero!

E vi diremo perchè.

Interessi e crescita individuale nella coppia

on apr6 2010

Riprendiamo il discorso della scorsa settimana (leggi i post: Esperienze, interessi, condivisione. Istruzioni per l’uso, Il terzo incomodo: gli interessi e Si parte, senza terzo incomodo!):  il ruolo degli interessi nella coppia.

Vi ricordate che avevamo lasciato in sospeso le relazioni tra le differenti aree, indicate dalle frecce? Bene, riprendiamo l’immagine e torniamo a riflettere su questo ulteriore aspetto:

interessi nella coppia2 300x193 Interessi e crescita individuale nella coppia

Partiamo dalla prima coppia di frecce, quelle blu che collegano l’Area 1 (Esperienze individuali) e l’Area 4 (Esperienze di crescita). E’ evidente che le esperienze e gli interessi di ognuno dei due, quando vengono condivise con il partner diventano per entrambi un motivo di crescita. Prendiamo una passione, un hobby, ad esempio il ballo oppure l’arte o ancora la cucina: quando uno dei due riesce a condividere un proprio interesse con l’altro, lo coinvolge e ne condivide i motivi per cui ama quell’hobby e, come risposta, riceve la possibilità di condividere quella stessa passione con il partner, il risultato è uno sviluppo dell’Area 2 (Interessi condivisi, acquisiti). Per quello che porta l’interesse nella coppia (l’esperto) si tratta di una rilettura a due di quella passione, della possibilità di esplorarne nuovi aspetti, di gustarne diverse sfumature. Per il partner coinvolto (il novizio) si tratta di esplorare nuovi mondi, lasciarsi trasportare in nuove avventure ed espandere la propria mappa del mondo.

1189690 bowling pins  Interessi e crescita individuale nella coppia

Cosa facciamo stasera?

Spesso questo passaggio di esperienze e interessi – che deve essere il più spontaneo possibile, ma allo stesso tempo desiderato, ricercato, ingrediente essenziale della crescita della coppia – rappresenta un collante straordinario della coppia, un modo per permettere ad entrambi di crescere individualmente proprio grazie alla coppia e, conseguentemente, di crescere come coppia. Altre volte, l’oggetto dell’hobby non viene condiviso per mille motivi (pensiamo alla caccia, agli sport estremi, o ad interessi difficili da condividere): l’avvertenza in questo caso è duplice. Da un lato, se l’interesse non è centrifugo (ad esempio, lo scambismo! :-) ) e non è necessariamente deleterio per entrambi, l’esperto non dovrebbe abbandonarlo, se non lo ritiene superato e dovrebbe riuscire a trovare il modo di continuare a coltivarlo. Dall’altro lato, è necessario valutare se quell’interesse diventa conflittuale o se rientra nell’Area 6, ossia in quel bagaglio non condiviso, con un differente approccio risolutivo.

La seconda relazione è quella che lega le due Aree 4, ossia gli spazi di crescita di entrambi. In questo caso, entrambi i membri della coppia possono crescere (o sarebbe meglio usare il “devono”?). La relazione tra queste due aree permette ai due individui di rimanere nella coppia: più la direzione di crescita rimane in qualche modo parallela, equilibrata e centripeta (ossia che permette alla coppia di crescere insieme), più aumentano le possibilità di mantenere vivo il legame, rimanere insieme e affrontare insieme le avversità. Se la crescita individuale è asimmetrica, sproporzionata o divergente la coppia… scoppia!

E’ quindi importante mantenere alto il dialogo e il confronto tra queste due dimensioni, cercando di crescere insieme, coltivare interessi comuni e conservare solidamente il legame tra le due persone, che non vuol dire necessariamente essere simbiotici e annullati nella coppia. Differenze convergenti, potrebbe essere l’etichetta giusta!

1269963 arrows 5 Interessi e crescita individuale nella coppia

Crescite possibili

La terza relazione riguarda le esperienze, le caratteristiche e gli interessi individuali (Area 1) e le aree critiche (Area 5). L’esperienza individuale di uno dei due membri della coppia può essere una risorsa importantissima per consentire all’altro di superare i propri limiti, le proprie paure, le proprie insicurezze. Il legame tra queste dimensioni è fondamentale: si sta con una persona quando riesce a tirare fuori il meglio di noi, ci fa sentire bene, ci fa dimenticare le difficoltà, ci dà una marcia in più.

Questa marcia in più è rappresentata da ciò che la persona è, fa, sa, sente, prova, ecc. Un insieme di ingredienti che ci permettono di osare, di fare il passo più lungo della gamba, di andare oltre i nostri confini, di esplorare un altro me, o almeno di mettere in gioco nuovi aspetti del nostro essere. Anche in questo caso, l’aspetto evolutivo individuale emerge con forza e vigore: la coppia è effettivamente uno strumento per crescere, grazie all’altro. E’ vero, quando ci mettiamo insieme ad una persona la prima cosa che percepiamo è che lo stare con quella persona ci fa stare bene: la coppia è prima di tutto un fine. Ma lo stare bene rappresenta un buon modo per sperimentare altre frontiere, lanciarsi in viaggi ancora più ampi e ambiziosi: la stabilità, la sicurezza, il benessere non devono frenarci, fermarci, farci sedere.

Anzi. Se stiamo bene con una persona e ci viviamo quotidianamente dobbiamo osare, sperimentare, andare oltre, superare un nuovo confine ogni giorno. Nella coppia, ovviamente, entro limiti condivisi ed entro confini che decidiamo insieme.

Registi della coppia

on mar1 2010

“La vita di coppia è come un copione di un film e voi ne siete i migliori registi: non perdete l’occasione!”.

(continua…)

Andare a convivere

on mag13 2009

Vivere insieme. Andare a convivere. Vivere assieme al proprio compagno, compagna. Abitare con qualcuno. Andare a vivere con qualcuno. Un pochino più soft… stare insieme.

Quante parole per descrivere un’azione così semplice. Quanti significati della parola convivenza, quante sfumature del gesto del convivere.

E poi ci sono tutti gli attributi di queste parole.

Vivere bene. Convivere con. Convivere per. Vantaggi e svantaggi della convivenza. Pro e contro dell’andare a convivere. Costi e ricavi, costi e benefici.

Eppure sarebbe tutto molto semplice se ci riferissimo alle due semplici parole. Andare e Convivere. Un gesto rapido, quasi immediato, intuitivo e impulsivo. Una scelta che ha il sapore del caffè al mattino, il rumore dei passi che si (ri)conoscono, le piccole abitudini che si costruiscono giorno dopo giorno, gli spazi che assumono colore, sapore, odori.

Andare a convivere. Ha in sè il gesto del movimento, dello spostamento, del cambiamento. Moto a luogo. E la convivenza ha un fortissimo legame con un luogo. Che sia di uno dei due, che sia in prestito, in affitto o che sia acquistato in un grande progetto comune, il luogo della convivenza è fondamentale. Dà una forma all’atto del vivere insieme, del condividere momenti in due. Con-Dividere, altra parola magica.

Andare a convivere. Dà quasi il senso e la direzione alla decisione, le fa assumere una forma unica. Come se senza quella lettera il tutto non si legherebbe in alcun modo. Il legame. Si, ti muovi da qualche parte, vieni da un altrove, da un luogo diverso da questo. Ma perchè si stai andando dall’altra parte? A fare cosa? A…?

Convivere. Fine e mezzo. Inizio del viaggio. Destinazione? Dai, non importa!

Tante persone hanno paura di questa parola (figuriamoci della parola matrimonio), temono che sia irreversibile, che tagli via ogni libertà, che ti tolga definitivamente qualsiasi senso del gioco e, forse, che ti tolga troppo rapidamente l’etichetta “giovane”, “libero”. Credo di non aver mai giocato e di non essermi mai divertito come ho fatto in questi mesi. E non l’ho mai fatto con così tanta lucidità.

Certo  a 18-20 anni giocavo e cazzeggiavo di più. Ma non avevo la possibilità di scegliere. Era l’unico modo di giocare. oggi scelgo. Scelgo le sfumature delle mie azioni. E, in tutto questo, non riesco a vederci la perdita della libertà, anzi.

Convivere è anche scegliere, giorno dopo giorno, in un modo diverso, che ha in comune con il giorno precedente la scelta di decidere. Cosa facciamo oggi? Cosa facciamo domani? E ogni risposta è, tutto sommato, possibile.

Piccoli spazi crescono

on nov24 2008

spazi Piccoli spazi crescono

Lo spazio non è solo quello che vediamo, non è composto solo da sotto-spazi, volumi, aree, linee. E’ molto di più.

Come una poesia, o un testo scritto con arte, lo spazio che viviamo parla di noi e tra noi, racchiude simboli, metafore, legami, divisioni. I nostri oggetti, quando li mettiamo da qualche parte, assumono una parte dello spazio e, con esso, una parte di quei significati. Magari ci avete già pensato, magari no.

planimetria 300x225 Piccoli spazi crescono

Tutto nasce da poche lampadine e alcune viti e brugole che avevo raccolto in carta straccia, giusto per evitare che il vetro si frantumasse e creasse danni. Ho lasciato questo piccolo plico, disorganizzato, destrutturato appoggiato su uno scaffale per settimane, e ieri, in uno slancio di ristrutturazione a priori (in linea con Lo stato delle cose) ho affrontato la cosa: dove le metto?

Mi sono immediatamente accorto che la domanda racchiude moltissime sfumature. Una scatola, un contenitore, in una stanza, su un ripiano, dietro ad un altro oggetto, al confine con altre aree. E non è la prima volta: alcuni spazi si stanno già impossessando di noi (non noi di loro): ci calamitano, ci attraggono per la loro conformazione. Dettagli che ci stanno progressivamente comunicando cosa noi possiamo fare di loro, come noi possiamo interagire con loro.

In alcuni casi è la funzione che ci comunica questo codice: devo poter agilmente ritrovare alcuni strumenti, quindi li metto tutti insieme, strutturando gli spazi che li contengono in modo da semplificare la cosa. In altri casi sono le caratteristiche dello spazio, la sua accessibilità a spingerci a una ridefinizione del suo uso.

Questo è particolarmente interessante quando due persone stanno definendo contemporaneamente i medesimi spazi, stanno disegnando delle ipotetiche linee tratteggiate all’interno della casa: noti immediatamente che quella scatola è Tua! e non toccherai la Sua! Ti accorgi che se tutto ha un suo posto, e vuoi mantenerlo tale, significa che devi rispettare il Suo.

Mi piace osservare come si generano queste dinamiche. Di solito ci nasciamo dentro, e difficilmente ci accorgiamo di quanto siano forti!

Sindrome di Peter Pan

on nov11 2008

E’ carina la definizione di Wikipedia di questa sindrome:

La sindrome di Peter Pan è quella situazione psicologica in cui si trova una persona immatura, che si rifiuta (o è incapace) di crescere, di diventare adulta e di assumersi le responsabilità. (Clicca qui per il resto)

peter pan Sindrome di Peter PanSebbene sia nei toni eccessiva, o forse che nella realtà dei fatti spesso siamo di fronte a sfumature ben più lieve, rende bene l’idea di cosa si tratti: il rifiuto ad andare avanti, ad affrontare le scelte, a fare il passo.

Ammetto che per molte delle cose che abbiamo scritto, per molte delle sfumature che ho personalmente descritto in questi mesi, sono stato fortunato e mi viene molto naturale andare avanti, ma capisco anche coloro che aspettano, cincischiano, rinviano. Ma a quale costo? con quali perdite? Con quali guadagni?

In Facebook ho trovato moltissimi compagni delle elementari, delle medie, delle superiori, qualcuno dell’Università: credo che il 70% di loro abbia almeno un figlio, e molti ne hanno più di uno. La maggior parte sono sposati, molti da più di 5-7 anni. Certo, altri hanno corso troppo e qualche anno dopo il diploma erano sposati con figli – alcuni di questi si sono separati pochi anni dopo.

Fa effetto vedere i diversi tempi di reazione alla vita, ma allo stesso tempo è naturale: ognuno deve fare ciò che si sente in un dato momento, senza correre, senza rinviare [troppo]. E’ solo in quel momento che ti gusti la crescita, la maturità, il senso del diventare grandi. O forse, del diventare vecchi! :-)

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