Convivenza. Una definizione

on lug9 2009

Convivenza. E’ forse la parola più usata all’interno di Convivendo.net. E, ovviamente, non è un caso.

Ma girando per caso in rete ci siamo chiesti se ne esiste una definizione, e abbiamo cercato e cercato e cercato.

definizione Convivenza. Una definizioneAd un livello generale, con il termine Convivenza ci si riferisce al vivere insieme nello stesso posto (Psicologia della Convivenza. Soggettività e socialità di F. Di Maria), con un senso di appartenenza a qualcosa (ad esempio alla coppia) o almeno con la consapevolezza che l’Altro esiste ed è diverso da noi.

Se invece vogliamo essere meno filosofici e più tecnici, troviamo le definizioni giuridiche che fanno riferimento alla convivenza more uxorio (o famiglia di fatto), ossia la convivenza fra due persone (non importa se dello stesso sesso oppure no), in cui esistono affettivi fra le due persone e una condivisione di scopi, spazi, tempi.

Nella convivenza, esistono quindi legami di natura personale, come l’assistenza morale, la coabitazione, la collaborazione nell’interesse comune della coppia, la fedeltà reciproca, nonché legami di natura patrimoniale, come la collaborazione e l’assistenza materiale (per esempio, la divisione delle spese necessarie per la casa, gli acquisti in comune, il mantenimento del partner più debole economicamente, ecc.) (leggi fonte originale)

Un ulteriore duplice aspetto della convivenza è l’organizzazione del nucleo famigliare e la stabilità della relazione (che significa anche prolungarsi nel tempo): i due individui decidono liberamente di convivere e, anche in mancanza di legame formale (ossia di un contratto come può essere quello matrimoniale), basano il loro legame sull’affetto, l’amore e l’unione.

Elementi essenziali della convivenza more uxorio sono quindi:

  • la comunità di vita;
  • la stabilità temporale;
  • l’assenza del legame giuridico del matrimonio.

(leggi fonte originale)

Insomma, ci sono tutte le premesse per capire di cosa stiamo parlando.

Purtroppo, se cercate in rete, la maggior parte dei riferimenti seri e concreti provengono, paradossalmente, da siti che si occupano di separazioni e divorzi, come quelli che abbiamo indicato tra le nostre fonti. Però sono molto chiari e precisi.

Ad esempio, sull’ultimo dei due potete trovare un elenco dei codici e delle norme giuridiche che tutelano la coppia di conviventi.

Noi nel frattempo ci informiamo e vi teniamo aggiornati.

Convivenza: gli errori da evitare. I possibili rimedi. 2

on giu30 2009

Riprendiamo il discorso iniziato qualche settimana fa sui possibili errori cui si va incontro durante la convivenza e su qualche soluzione praticabile e fattibile.

Parliamo quindi degli altri cinque errori, e come sempre facciamo riferimento a quanto hanno scritto nell’articolo originale (Clicca qui per leggerlo)

(continua…)

Convivenza: gli errori da evitare

on giu18 2009

Esistono le istruzioni per l’uso della coppia? Quali sono gli errori da evitare quando si va a convivere? E cosa si fa quando si commette qualche errore piuttosto grande? Si può tornare in dietro?

problema Convivenza: gli errori da evitareDomande preziose, e sarebbe carino trovare le risposte una volta per tutte. Ma chissà se esistono queste risposte corrette. La risposta è dentro di te, ma è sbagliata!, ci potrebbe rispondere Quelo.

Su un sito ho trovato un bel decalogo, che vorrei condividere con voi. Lo trovate su www.style.it (Link diretto all’articolo). Visto che ci sono alcune aspetti critici nelle risposte e nelle soluzioni trovate, proviamo a riportare i pezzi salienti di ogni regola d’oro.

Ovviamente, prima di iniziare, i nostri migliori complimenti: è un decalogo completo che presenta davvero tanti spunti, ma noi siamo puntigliosi e ci teniamo a lavorarci su. Per allegerirne un po’ la lettura (è davvero lunghissimo!!!) abbiamo pensato di dividere le descrizioni del problema o dell’errore dalle soluzioni. Quindi nel prossimo articolo troverete le possibili soluzioni (potete già leggere quelle proposte dalle autrici nell’articolo originale)

1.NEGARE LA PROPRIA INDIVIDUALITA’

«Un errore comune nella convivenza è sacrificare i propri interessi e le amicizie per dedicarsi completamente alla coppia», spiega la psicoterapeuta Federica Leva. «Eppure non ci si deve sentire messi da parte se l’altro trascorre una serata con amici. Non è una fuga, anzi. Sviluppare autonomamente le proprie curiosità rigenera la comunicazione nella vita a due».

2.NON CONDIVIDERE I COMPITI

«Capita spesso che già dall’inizio di una convivenza in una coppia uno dei due si carichi di quasi tutte le incombenze», afferma la psicoterapeuta Federica Leva di Varese. «All’inizio lo fa in modo naturale, senza che gli pesi, mentre l’altro inizia ad abituarsi comodamente alla situazione». Nei lunghi tempi però questo squilibrio di responsabilità non funziona e la coppia ne risente.

3.ASSECONDARE LE INTERFERENZE FAMILIARI

L’avvio di una convivenza a due è un momento molto delicato, tanto più se «si permette ai propri genitori, fratelli, parenti di invadere la nuova vita coniugale con consigli, apprezzamenti, aiuti vari», sottolinea la psicologa Sabrina Sozzani di Varese. «Spesso lo fanno per controllare voyeuristicamente la coppia. Lasciare che si intromettano è uno sbaglio comune, ma che può avere delle conseguenze pericolose».

4.RINTANARSI IN CASA

Prima della convivenza non si perdeva occasione per andare a cena, al cinema o a teatro. Adesso invece si sta a casa, vittime della pigrizia . Succede spesso così durante la convivenza: «Si tende a seppellirsi in casa e a non concedersi più gli svaghi di prima, dato che si sta insieme lo stesso», conferma la psicologa Federica Leva. «Il rischio? Noia e mancanza di stimoli comuni».

5.GIUSTIFICARE IL PETER PAN IN LUI

Se la coppia decide di andare a convivere si assume una responsabilità. Entrambi devono essere pronti ad affrontare in maniera matura la propria nuova quotidianità: «A questo punto può presentarsi il pericolo del complesso di Peter Pan, ovvero della difficoltà del soggetto, per lo più maschio, a crescere e ad assumersi le responsabilità», evidenzia la psicologa Sabrina Sozzani. «Questo, inevitabilmente, compromette una convivenza positiva e stabile».

6.ESTREMIZZARE IL SENSO DI LIBERTA’

«La convivenza non è esattamente la libertà di fare ciò che si vuole», afferma la psicologa Sabrina Sozzani. « È un errore credere che significhi uscire dal nucleo familiare per diventare “padroni del mondo”. Devono essere rispettati i valori personali, le credenze, tra cui quelle religiose, limitando la propria libertà a quello che desidera anche l’altro, nel rispetto reciproco».

7.NON IMPORSI DEI LIMITI

«Occorre coerenza nelle concessioni. I no, infatti, aiutano sempre», sostiene la psicologa Sabrina Sozzani. «La coppia dovrebbe imparare a imporsi alcuni limiti prima di iniziare la convivenza. Faccio un esempio: se prima lui poteva guardare l’automobilismo e subito dopo il calcio per tutta la domenica, sarà difficile fargli perdere quest’abitudine se non se ne parla prima insieme…».

8.MENTIRE

Posto che il principio base di una coppia è la comunicazione, diventa molto difficile portare avanti una relazione quando manca la sincerità. «Durante il fidanzamento le bugie possono essere sintomo di noia, ma con la convivenza questo può portare inevitabilmente a rompere il rapporto. A questo punto il problema è grave: bisognerebbe infatti anche capire per quale motivo chi racconta bugie continua a farlo», avverte la psicologa Sabrina Sozzani.

9.NON RICAVARSI SPAZI PROPRI

«Anche all’interno di un monolocale è bene avere uno spazio personale dove potere dare sfogo alla propria creatività non condivisa (o criticata) dall’altro», avverte la psicologa Sabrina Sozzani. «Può trattarsi, ad esempio, di un hobby. Oltre all’indipendenza economica, infatti, la coppia dovrebbe puntare anche a quella di pensiero. Per questo ha bisogno dei suoi spazi…».

10.SENTIRSI “ACCASATI”

L’avvio di una convivenza può portare sia la donna che l’uomo a un eccessivo rilassamento: «Un errore tipico è quello di sentirsi “accasati”, perdendo di vista il proprio aspetto fisico, ad esempio ingrassando a dismisura o non curando l’abbigliamento», evidenzia la psicoterapeuta Sabrina Sozzani. «Badare a se stessi, invece, è un segnale che indica rispetto personale e reciproco».

11.ASSECONDARE L’ANTIDESIDERIO

La convivenza alla lunga può uccidere il desiderio sessuale se la coppia sottovaluta certi campanelli d’allarme e non ricorre alla propria fantasia per continuare a stimolare l’altro. «Occorre cercare di mantenere la propria vita sessuale sempre attiva e creativa, evitando di negarsi o di mostrarsi disinteressati inibendo il partner», avverte la psicologa Federica Leva.

12.ESAGERARE CON LA TECNOLOGIA (Ovvero, lasciarsi distrarre dalle cose, n.d.a.)

Una convivenza allo start può essere minacciata pure dal modo in cui si accessoria la casa. «E’ un problema molto pratico», spiega la psicologa Federica Leva. «Alla sera può capitare che entrambi scelgano di interfacciarsi con il proprio computer. Internet ruba molto tempo, ipnotizza. Il tempo da trascorrere insieme svanisce senza che la coppia se ne renda quasi conto. Lo stesso dicasi per la televisione o le altre tecnologie che isolano gli utenti».

E voi? Come prevenite questi errori? Pensate ce ne siano altri?

L’Inconscio della Coppia (Vers. 2.0)

on mag22 2009

Torniamo a quello che è diventato un appuntamento settimanale con la Finestra di Johari (Clicca qui sotto per gli altri post della Serie).

Oggi parliamo del quadrante opposto all’area pubblica: la zona 4 contiene informazioni, sentimenti, percezioni, pensieri, esperienze che non sono noti ne a noi, ne agli altri. Si tratta in parte di una zona che nasce per definizione (e differenza) dalle altre e che assume quel contorno che ci attira sempre per la sua magia, i simboli, i significati. Parliamo dell’inconscio, in questo modello più assimilabile al termine letterale, ossia non conosciuto, che all’inconscio psicanalitico.

Un’accezione positiva di quest’area è il concetto di potenziale, di elementi inespressi che qui nell’inconscio possono trovare la loro radice, sia in negativo che in positivo. Su un sito inglese abbiamo trovato questi esempi: (continua…)

La Finestra di Johari. Un’applicazione interessante (Versione Corretta)

on mag22 2009

Negli anni ‘50 lo studio dei gruppi sociali, del loro modo di formarsi, evolversi, auto-regolarsi era ancora agli inizi. Certo, c’erano un sacco di idee in germe, pronte ad esplodere successivamente, ma eravamo ancora agli inizi della storia.

In quegli anni, due ricercatori Joseph Luft e Harry Ingham idearono uno schema particolarmente geniale, chiamato la finestra di JoHari (dalle iniziali dei due - Vedi Wikipedia).

Lo schema è pressappoco il seguente (immagine nostra, coperta dalla solita Common License: se usi la nostra versione grafica, devi fare riferimento al sito e, magari, dircelo!):

johari La Finestra di Johari. Unapplicazione interessante (Versione Corretta)

Lo schema si snoda essenzialmente attorno a due dimensioni: Noi vs. Altri e Noto vs. Ignoto. Combinandole abbiamo quattro casi, che rappresentano differenti prospettive e, naturalmente, differenti dinamiche.

  1. Area Pubblica. Raccoglie ciò che io so di me e che tutti gli altri sanno: il mio nome, la mia età, alcune delle mie esperienze. E’ un area completamente aperta, a cui gli altri hanno accesso più o meno diretto. Per alcuni aspetti, ovviamente, dipende dal mio grado di apertura e da quanto racconto da me oppure, dal livello di intimità che gli altri raggiungono con me.
  2. Area Cieca. Questa parte rappresenta per molti una fissazione: sapere cosa gli altri pensano di noi e se sanno cose che noi stessi non sappiamo. Qui si raccolgono le impressioni che facciamo agli altri, l’idea che diamo di noi stessi a cui non abbiamo direttamente accesso, se non chiedendo un feedback.
  3. Area Privata, nascosta. In questa zona raccogliamo le informazioni che teniamo per noi stessi e che riserviamo ad un ristretto numero di persone intime. Siamo noi a decidere a chi e quanto comunicare di questa area.
  4. Zona Sconosciuta. Questa zona si trova all’opposto dell’area pubblica ed è una zona in cui compare tutto ciò che io non conosco di me stesso (in parte simile alla Facciata) e nemmeno gli altri sanno di me. Alcuni chiamano questa parte Inconscio, ma a nostro avviso è eccessivo.

Già così gli spunti sulla coppia sono moltissimi. Li vedremo nel dettaglio nelle prossime settimane.

NOTA SULLA SECONDA VERSIONE DI QUESTO ARTICOLO

(22 MAGGIO 2009).

Abbiamo trovato online l’articolo originale di Luft, probabilmente un documento di qualche seminario, in cui i nomi e l’ordine vengono riportati esattamente come nella nostra immagine. Ci siamo anche accorti che girano un sacco di versioni con le finestre e i nomi inverti. Poco importa, ma se per caso vi trovate davanti una versione differente della finestra, prestate molta attenzione a come sono disposte le caselle e se, soprattutto, ne viene rispettato il senso: vi garantiamo che le versioni che girano sono davvero discordanti!

FINESTRA DI JOHARI. Articolo originale, più completo della primissima versione (Of Human Interaction del 1969) si trova in:

Luft, J (1970). Group Processes: An Introduction to Group Dynamics. Palo Alto, CA: National Press Books.

Una versione sintetica dell’Articolo originale (LINK)

Ridere, ridere, ridere ancora

on ott1 2008

Cosa ci fa mantenere il sorriso quando le cose si accavallano così e lo stress si fa sentire ora dopo ora, giorno dopo giorno? L’ottimismo? Uno stupido e insensato sense of humor? La marijuana che non fumiamo, ma che sappiamo che esiste nel mondo?

sognare Ridere, ridere, ridere ancora
Non lo so. Forse la sensazione che stiamo costruendo qualcosa insieme, che stiamo compiendo un grande passo che tutto sommato corona i sentimenti tra noi, la voglia di stare insieme e di giocare il nostro gioco, fino in fondo.

È questa la sensazione che mi coglie quando penso a cosa ci sta accadendo. Con un po’ di incoscienza ci siamo lanciati in questa impresa ed è quell’incoscienza degli eroi, un misto di follia, coraggio, avventura ed entusiasmo.

Lo so, sto un po’ romanzando la cosa, che in realtà è leggermente più razionale di quanto si possa pensare, ma in effetti qualche sfumatura romantica e folleggiante ce l’ha.

Penso a certe copie, di cui raccontiamo anche nel blog, che temono questo passaggio, non cogliendo la sfida cui fa implicitamente riferimento. Penso a quell’inutile attesa che strugge in qualche modo e che giorno dopo giorno impoverisce un pezzo della relazione, alludendo ad una famiglia di domande: perché non siamo ancora andati a vivere insieme? Cosa c’è in lui/lei che non lo/la convince e lo/la sprona ad agire in questa direzione? Quando sarà il momento giusto per andare a convivere? Cosa stiamo aspettando?

Domande logoranti, che amplificano il dubbio che sono neglette di un’altra famiglia di fenomeni che assume diverse etichette: ricerca, sperimentazione, avventura, scommessa, gioco, sfida. Questi sono ingredienti di una ricetta che può rinnovarsi ogni giorno anche se chiede una cottura lunga, attenta, accurata, con un continuo rimescolamento degli ingredienti.

Svegliarsi al mattino insieme, fare colazione, cazzeggiare sul divano, impigrirsi fissando il soffitto, invitare amici a cena, tornare a casa inzuppati dopo un acquazzone e lanciarsi insieme sotto la doccia, scorrere gli scaffali alla ricerca degli ingredienti della zuppa di miso, scegliere il cuscino o la stampa da mettere sopra il letto.

Queste sono le immagini che ora ci accompagnano e che sono il segreto per continuare a sorridere, anche se il montatore dei mobili continua a camminare sui nostri scaffali.

E per questi 33, questo è il regalo più bello!

sogno Ridere, ridere, ridere ancora

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