Full Time

on mar12 2010

La tazza di caffè nero, fumante, è qui sulla scrivania, pericolosamente vicina al mouse. Mi sarei svegliato con molta più calma se i cassetti, le porte, il ciondolio dei gioielli quotidiani, i tacchi di quella di sopra, e una manciata di altri rumori non mi avessero svegliato.

Così, prima di passare alle cose serie, al lavoro che oggi sarà particolarmente intenso, ho pensato di ricavarmi uno spazio per scrivere e per trovare il tempo di fare una cosa sempre più rara: fermarmi e pensare. Rara, nel senso che ogni giorno ci sentiamo catapultati in una marea di eventi, liste di cose da fare, idee da realizzare, pensieri da concretizzare. Un mondo che evolve ad una velocità spaventosa. Ma non retoricamente, perchè mi riferisco al mondo individuale, a quello che ci capita quotidianamente, nella testa. Un mondo che si sviluppa come una rete infinita di relazioni tra cose, persone, eventi.

In queste settimane abbiamo lavorato tantissimo. Fermarmi con un sorso di caffè, è come mettere la pausa, tornare indietro a moviola, davanti ad uno di quelle enormi pareti da regia, piene di video, monitor e lucine lampeggianti. Ognuno di essi proietta un aspetto della vita: il lavoro, le uscite, gli eventi, gli amici, un aperitivo, una passeggiata, un negozio, un caffè a metà mattina, un problemuccio da risolvere, quattro risate, un bicchiere di vino. Guardo il timer sotto uno di questi monitor: stiamo parlando solo delle ultime settimane. Figuriamoci tutto il resto.

1186880 cup 1 Full TimePoi mi concentro su casa nostra. Un gruppo di monitor mi mostra le scene quotidiane vissute tra queste mura. Siamo prevalentemente solo noi due. Ci sarebbero altre scene di amici che passano, ma al momento non mi interessano.

Le fisso. Aggiungo un po’ di latte al caffè. Quante cose.

Non la chiemerei routine, perchè per nostra grande fortuna i pochi segni del tempo che passa costante sono dati da scadenze effimere e inutili: uno o due reality settimanali, qualche puntata di Annozero o simili. Quelle sono abbastanza costanti, è vero. Ma le altre scansioni sono dettate da scostanti, non strutturati, sparsi eventi nel corso delle settimane. Se volessi provare a tracciare una linea tra questi punti, mi accorgerei che sono così tanti, così differenti, così distributi in momenti non prevedibili sei mesi fa, che mi accorgo che la nostra routine è fatta di non routine.

E’ una bella fortuna.

1237683 clock Full TimeSiamo sempre presi da qualcosa da fare. Non ci capita mai di annoiarci. Non ci capita mai di chiederci: e ora cosa facciamo? O se ce lo chiediamo, è solo per goderci il lusso di cambiare programma e provare quel piacere di scegliere insieme il prossimo passaggio.

Non si tratta di frenesia, fretta, sovrafollamento dell’agenda, incapacità di stare fermi. Si tratta del contenuto dei momenti passati insieme, della forma di quel tempo.

Parlo di una sostanza che sta tra le righe delle cose da fare. Impalpabile, irrefrenabile, ma morbida ed elastica. Una sorta di solletico che alimenta la sensazione delle cose che fai, le circonda, le muove insieme, forse le tiene aggregate, forse vi passa in mezzo.

L’altra sera abbiamo visto Up, assolutamente da vedere! Nei primi dieci minuti viene mostrata la vita di una coppia. E’ fatta di piccole cose: un libro letto insieme, gite, esperienze, cose stupide e insignificanti per il resto del mondo che però sono fondamentali per loro. Ecco, se volete vedere da fuori la vostra coppia, provate ad immaginarla come un film fatto di spezzoni.

Godetevi le scene, le immagini di quei piccoli eventi quotidiani. Il bello della convivenza non è solo scalare le vette più alte e avventurarsi in una giungla. A volte, anche quattro passi in centro, con il giusto sottofondo musicale, valgono veramente la pena.

Registi della coppia

on mar1 2010

“La vita di coppia è come un copione di un film e voi ne siete i migliori registi: non perdete l’occasione!”.

(continua…)

Pubblicalo!

on lug2 2009

Ed ecco un altro, innovativo strumento per diffondere quanto scriviamo su Convivendo.net.

Pubblicalo Pubblicalo!Parliamo di Pubblicalo, un nuovo Social News tutto Italiano che da la possibilità ai suoi utenti registrati di poter promuovere quanto scrivono. E le premesse sono davvero ottime.

Poi, e la cosa ci piace molto, si avvale di un dominio Netsons, sui cui risiede anche Convivendo.net.

Fateci un salto, appena avete un attimo di tempo. Abbiamo già individuato tra i suoi contenuti diverse cose interessanti.

GiornaleBlog.it

on giu19 2009

Per la buona riuscita di un blog sono indispensabili almeno due cose: contenuti interessanti e molta visibilità online.

Almeno così dicono i guru del blogging!

scrivere GiornaleBlog.itSul primo aspetto facciamo tutto quello che possiamo per raccontarvi gli aspetti più utili, complessi o stimolanti della convivenza. A partire dalla nostra esperienza, ormai lo sapete, proviamo ad estrapolare qualche consiglio pratico, qualche riflessione utile da condividere con voi.

Non è sempre cosa facile. Le esperienze che ogni coppia vive nella propria convivenza sono per molti aspetti uniche e spesso è complicato astrarre e generalizzare alcuni aspetti. Però, è anche vero che, ad occhio, da quanto ci scrivete timidamente via mail (certo che i commenti spaventano proprio!!! :-) ) i nostri racconti e i nostri pensieri sono più interessanti di quanto riusciamo a pensare. E spesso danno l’idea giusta per decidere, per proseguire.

Pensiamo che raccontare la convivenza sia fondamentale, sia una sorta di impegno dovuto a tutti coloro che non sanno ancora se, non sanno quando, si chiedono ma poi? Quando abbiamo iniziato a convivere ci siamo chiesti se qualcuno ne avesse già parlato, se qualcuno avesse condiviso – magari nella nostra lingua – la propria esperienza. Risposta negativa. O almeno qualcuno ci ha provato, ma poi ha interrotto il discorso.

Scrivere un blog è un impegno mentale a tempo pieno. Ogni tua esperienza può essere distillata e concentrata in una pagina, o due. Ogni riflessione che ti passa in mente mentre aspetti un treno in ritardo, mentre sei in coda dal panettiere, mentre aspetti che il caffè sia pronto è solo l’inizio di una nuova strada fatta di mattoni gialli. Non sai dove ti porterà, ma ne riesci a leggere il tracciato. Non sai se ti porterà dove vuoi tu, ma da qualche parte, prima o poi ti porterà.

Così, il blog diventa una sorta di missione. E arriviamo al secondo punto. Per raggiungere il tuo scopo devi dire qualcosa di intelligente e avere qualcuno che lo legga. Gli aggregatori, ossia spazi online in cui vengono raccolti tutti gli spunti provenienti dai blog, sono lo spazio ideale, una vetrina per raccontare il mondo che racconti.

 GiornaleBlog.it

Ieri sera ci è arrivata la richiesta/proposta di partecipare a questo nuovo progetto  Giornaleblog.it, un progetto nuovo e curioso e, oltretutto, siamo tra i primi a credere nel progetto. Un altro modo per raccontare al web quello che vorremmo raccontassero a noi.

E voi? Cosa ci raccontate di bello?

Andare a convivere

on mag13 2009

Vivere insieme. Andare a convivere. Vivere assieme al proprio compagno, compagna. Abitare con qualcuno. Andare a vivere con qualcuno. Un pochino più soft… stare insieme.

Quante parole per descrivere un’azione così semplice. Quanti significati della parola convivenza, quante sfumature del gesto del convivere.

E poi ci sono tutti gli attributi di queste parole.

Vivere bene. Convivere con. Convivere per. Vantaggi e svantaggi della convivenza. Pro e contro dell’andare a convivere. Costi e ricavi, costi e benefici.

Eppure sarebbe tutto molto semplice se ci riferissimo alle due semplici parole. Andare e Convivere. Un gesto rapido, quasi immediato, intuitivo e impulsivo. Una scelta che ha il sapore del caffè al mattino, il rumore dei passi che si (ri)conoscono, le piccole abitudini che si costruiscono giorno dopo giorno, gli spazi che assumono colore, sapore, odori.

Andare a convivere. Ha in sè il gesto del movimento, dello spostamento, del cambiamento. Moto a luogo. E la convivenza ha un fortissimo legame con un luogo. Che sia di uno dei due, che sia in prestito, in affitto o che sia acquistato in un grande progetto comune, il luogo della convivenza è fondamentale. Dà una forma all’atto del vivere insieme, del condividere momenti in due. Con-Dividere, altra parola magica.

Andare a convivere. Dà quasi il senso e la direzione alla decisione, le fa assumere una forma unica. Come se senza quella lettera il tutto non si legherebbe in alcun modo. Il legame. Si, ti muovi da qualche parte, vieni da un altrove, da un luogo diverso da questo. Ma perchè si stai andando dall’altra parte? A fare cosa? A…?

Convivere. Fine e mezzo. Inizio del viaggio. Destinazione? Dai, non importa!

Tante persone hanno paura di questa parola (figuriamoci della parola matrimonio), temono che sia irreversibile, che tagli via ogni libertà, che ti tolga definitivamente qualsiasi senso del gioco e, forse, che ti tolga troppo rapidamente l’etichetta “giovane”, “libero”. Credo di non aver mai giocato e di non essermi mai divertito come ho fatto in questi mesi. E non l’ho mai fatto con così tanta lucidità.

Certo  a 18-20 anni giocavo e cazzeggiavo di più. Ma non avevo la possibilità di scegliere. Era l’unico modo di giocare. oggi scelgo. Scelgo le sfumature delle mie azioni. E, in tutto questo, non riesco a vederci la perdita della libertà, anzi.

Convivere è anche scegliere, giorno dopo giorno, in un modo diverso, che ha in comune con il giorno precedente la scelta di decidere. Cosa facciamo oggi? Cosa facciamo domani? E ogni risposta è, tutto sommato, possibile.

Non sono pronta!

on nov13 2008

Ci scherzo molto con lei, sulla possibile data dell’ingresso, tra un paio di settimane.

L’altro giorno, l’ho addirittura accusata scherzosamente di avere la Sindrome di Peter Pan (di cui abbiamo parlato martedi: qui). Valutavamo possibili date, successioni di piccoli eventi, calibrando il nostro primo pernottamento come fosse la prima notte di nozze e in realtà il programma dell’intero weekend è assolutamente una prima assoluta di moltissime cose. La prima colazione, la prima notte, la prima doccia, il primo dvd, il primo ritorno a casa dopo un’uscita con gli amici, il primo caffè, forse il primo caffè o la prima cena per far conoscere i nostri, però ce lo teniamo per un altro post.

Insomma, valutavamo come e quando muoverci già qualche settimana fa e per me si poteva fare quasi subito (se non fosse perchè ci mancano le reti! Beeeeeeeeeeeep!!!) e lei, riferendosi al fato di preparare la roba per il trasloco, se ne esce con “ma io non sono ancora pronta!” :-|

Come?!?!?

sogno Non sono pronta!

Ovviamente è partita la pseudo-finta-discussione sul fatto che ci sta ripensando, che non è convinta, ecc. E devo dire che è proprio bello scherzarci, visto che siamo straconvinti del grande passo. E come se stessimo dolcemente scivolando su un manto di finissima erba freschissima, trasportati da nuvole, appensantite solo raramente dalla voce del geometra idiota che ci riporta alla realtà, ma che zittiamo come si fa con la radiosveglia al mattino, con lo snooze. Morbidamente ci dirigiamo verso la meta, leggeri, come se fosse l’unica alternativa possibile in un sogno soffice e patinato. I piedi, leggeri anche loro, si muovono senza fatica, con movimenti cullati da dolci suoni.

E tutto questo, lucidi di ogni aspetto, calcolatori di ogni elemento, veloci nelle scelte, a volte in contraddizione, ma coerenti con un disegno generale.

Scrivo queste parole rendendomi conto di quanto siamo fortunati.

sogni Non sono pronta!

I porcospini di Schopenhauer

on set25 2008

Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena

fire I porcospini di SchopenhauerCalore e dolore, anche se entrambi simbolici hanno per secoli rappresentato i due poli di questa delicata dinamica.

Volevamo scrivere un articolo sulla presenza e sull’attenzione.

La prima come capacità di esserci, di ascoltare, di sentirsi e di far sentire l’altro come parte di un discorso ben più ampio della convivenza. La seconda come capacità di focalizzare le proprie risorse sui bisogni, sulle richieste e sulle potenziali esigenze dell’Altro (certo, non vale mica rispondere alle domande, è più difficile anticiparle!). Entrambe tenute insieme dai concetti di reciprocità e simmetria (non vale che solo uno dei due rispetti le prime due regole!).

Ma i porcospini di Schopenauer, lo dicevano in un modo di gran lunga più efficace.

EDIT: A posteriori.

Abbiamo scritto il post e poi, come di consueto, abbiamo cercato un’immagine che calzasse a pennello.

Solo allora, Mastro Gugol ci ha mostrato decine di blog che ne parlavano. A noi sono piaciute le versioni di My Devil’s Handbook (più filosofica), quello di HyperBROS (anche perchè cita Fabio Volo, che Lei ha letto quest’estate con sommo piacere, mentre Lui correva sulle colline di Hogwards con Ermione e infatti non sapeva che era citato nel libro…) e la versione di La Mia Ombra (per l’eleganza e la foto dei gatti, anche se Lei dissente in quanto odia i gatti). Tanto di cappello a chi ci ha preceduto e a chi ci seguirà!

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