Lo spazio e le sue conseguenze.

on mag3 2010

Sono andato a recuperare un post che abbiamo inserito in Convivendo.net agli inizi della nostra avventura, quando ancora non eravamo entrati in casa e comunque mancava ancora poco. Ve ne riporto per comodità una breve sintesi, visto che l’argomento ci sarà utile per il prossimo post di questa settimana.

Piccoli spazi crescono (clicca qui per leggere l’intero articolo)

[...] Come una poesia, o un testo scritto con arte, lo spazio che viviamo parla di noi e tra noi, racchiude simboli, metafore, legami, divisioni. I nostri oggetti, quando li mettiamo da qualche parte, assumono una parte dello spazio e, con esso, una parte di quei significati. Magari ci avete già pensato, magari no.

planimetria 300x225 Lo spazio e le sue conseguenze.

Planimetria della casa, o della coppia?

Tutto nasce da poche lampadine e alcune viti e brugole che avevo raccolto in carta straccia, giusto per evitare che il vetro si frantumasse e creasse danni. Ho lasciato questo piccolo plico, disorganizzato, destrutturato appoggiato su uno scaffale per settimane, e ieri, in uno slancio di ristrutturazione a priori (in linea con Lo stato delle cose) ho affrontato la cosa: dove le metto?

Mi sono immediatamente accorto che la domanda racchiude moltissime sfumature. Una scatola, un contenitore, in una stanza, su un ripiano, dietro ad un altro oggetto, al confine con altre aree. E non è la prima volta: alcuni spazi si stanno già impossessando di noi (non noi di loro): ci calamitano, ci attraggono per la loro conformazione. Dettagli che ci stanno progressivamente comunicando cosa noi possiamo fare di loro, come noi possiamo interagire con loro.

In alcuni casi è la funzione che ci comunica questo codice: devo poter agilmente ritrovare alcuni strumenti, quindi li metto tutti insieme, strutturando gli spazi che li contengono in modo da semplificare la cosa. In altri casi sono le caratteristiche dello spazio, la sua accessibilità a spingerci a una ridefinizione del suo uso. [...]

Oggi, a distanza di un anno e mezzo, tutto ciò è ancora più vero!

E vi diremo perchè.

Piccoli spazi crescono

on nov24 2008

spazi Piccoli spazi crescono

Lo spazio non è solo quello che vediamo, non è composto solo da sotto-spazi, volumi, aree, linee. E’ molto di più.

Come una poesia, o un testo scritto con arte, lo spazio che viviamo parla di noi e tra noi, racchiude simboli, metafore, legami, divisioni. I nostri oggetti, quando li mettiamo da qualche parte, assumono una parte dello spazio e, con esso, una parte di quei significati. Magari ci avete già pensato, magari no.

planimetria 300x225 Piccoli spazi crescono

Tutto nasce da poche lampadine e alcune viti e brugole che avevo raccolto in carta straccia, giusto per evitare che il vetro si frantumasse e creasse danni. Ho lasciato questo piccolo plico, disorganizzato, destrutturato appoggiato su uno scaffale per settimane, e ieri, in uno slancio di ristrutturazione a priori (in linea con Lo stato delle cose) ho affrontato la cosa: dove le metto?

Mi sono immediatamente accorto che la domanda racchiude moltissime sfumature. Una scatola, un contenitore, in una stanza, su un ripiano, dietro ad un altro oggetto, al confine con altre aree. E non è la prima volta: alcuni spazi si stanno già impossessando di noi (non noi di loro): ci calamitano, ci attraggono per la loro conformazione. Dettagli che ci stanno progressivamente comunicando cosa noi possiamo fare di loro, come noi possiamo interagire con loro.

In alcuni casi è la funzione che ci comunica questo codice: devo poter agilmente ritrovare alcuni strumenti, quindi li metto tutti insieme, strutturando gli spazi che li contengono in modo da semplificare la cosa. In altri casi sono le caratteristiche dello spazio, la sua accessibilità a spingerci a una ridefinizione del suo uso.

Questo è particolarmente interessante quando due persone stanno definendo contemporaneamente i medesimi spazi, stanno disegnando delle ipotetiche linee tratteggiate all’interno della casa: noti immediatamente che quella scatola è Tua! e non toccherai la Sua! Ti accorgi che se tutto ha un suo posto, e vuoi mantenerlo tale, significa che devi rispettare il Suo.

Mi piace osservare come si generano queste dinamiche. Di solito ci nasciamo dentro, e difficilmente ci accorgiamo di quanto siano forti!

I porcospini di Schopenhauer

on set25 2008

Una compagnia di porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali, finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione.

A. Schopenhauer, Parerga e Paralipomena

fire I porcospini di SchopenhauerCalore e dolore, anche se entrambi simbolici hanno per secoli rappresentato i due poli di questa delicata dinamica.

Volevamo scrivere un articolo sulla presenza e sull’attenzione.

La prima come capacità di esserci, di ascoltare, di sentirsi e di far sentire l’altro come parte di un discorso ben più ampio della convivenza. La seconda come capacità di focalizzare le proprie risorse sui bisogni, sulle richieste e sulle potenziali esigenze dell’Altro (certo, non vale mica rispondere alle domande, è più difficile anticiparle!). Entrambe tenute insieme dai concetti di reciprocità e simmetria (non vale che solo uno dei due rispetti le prime due regole!).

Ma i porcospini di Schopenauer, lo dicevano in un modo di gran lunga più efficace.

EDIT: A posteriori.

Abbiamo scritto il post e poi, come di consueto, abbiamo cercato un’immagine che calzasse a pennello.

Solo allora, Mastro Gugol ci ha mostrato decine di blog che ne parlavano. A noi sono piaciute le versioni di My Devil’s Handbook (più filosofica), quello di HyperBROS (anche perchè cita Fabio Volo, che Lei ha letto quest’estate con sommo piacere, mentre Lui correva sulle colline di Hogwards con Ermione e infatti non sapeva che era citato nel libro…) e la versione di La Mia Ombra (per l’eleganza e la foto dei gatti, anche se Lei dissente in quanto odia i gatti). Tanto di cappello a chi ci ha preceduto e a chi ci seguirà!

Menu

Ricerca





None :P None :P