Due cuori, otto zampe ed una capanna in periferia di Susanna

3

Chiudiamo la rassegna dei finalisti con Susanna, che ci porta a conoscere una storia romantica fatta di “novità” davanti alle quali alcuni ancora si sorprendono, ma che rappresentano la normalità! Buona lettura tra le fusa!

Si tende a pensare che il piacere, nel rapporto fisico e mentale con l’altra persona, sia dovuto all’effetto “novità”. Ogni carezza è un brivido, perché la mano che si posa sulla pelle è una prima volta e la voce che racconta di storie nuove ti induce alla curiosità e alla ricerca. Tutto è da scoprire, tutto è emotivamente significativo.

Eppure, quando si decide di condividere uno stesso spazio, quando i gesti, le parole, diventano abitudini comuni ed istantanee, le strade da percorrere diventano due: abbandonarsi al terrore di una disfatta di coppia o lasciarsi andare alla meravigliosa consapevolezza che, quel quotidiano sopravvivere insieme, quell’aspettare la sera unicamente per sprofondare nella sicurezza di un abbraccio in una casa vostra, è davvero ciò che si desidera, al di là dei fantasmi della giornata.

Due gatti, i nostri unici uomini in casa, io e la mia compagna. Un frigorifero pieno di foto, le pareti colorate, le pile di dvd con i film che amiamo, la musica che si diffonde per tutta casa il sabato mattina durante le pulizie generali, la teglia di pasta dimenticata nel forno dal giorno prima, gli yogurt che piacciono a me, quelli che piacciono a lei, luci e decorazioni in previsione del Natale comprate già mesi prima, la nostra piccola famiglia riunita sotto lo stesso tetto da poco meno di un anno.

Chi crede sia facile sbaglia, modificare le abitudini, gli orari, le aspettative, abbandonare la gelosia delle proprie cose accumulate negli anni da single, degli spazi di solitudine … cercare di essere al meglio quando si è al peggio, provare a reinventarsi rimanendo se stessi, provare, provare ed avere fiducia anche quando il dubbio ci prova con te. Ed è lì, sempre, lasciandoti sveglia la notte, quella stessa notte quando, accoccolata tra le lenzuola con il solo suono delle fusa di un gatto tra di voi, la vedi dormire e pensi che alla parola convivenza viene sempre associata quella di abitudine, una routine che, però, non mi renderà mai il rapporto meno piacevole.

La vita in una grande città non è semplice. Non è facile barcamenarsi tra le spese quotidiane (e le straordinarie), non è facile per una coppia giovane che, per la prima volta, cerca di farcela da sola e tornando a casa la sera, dopo una giornata di lavoro e una mezza giornata di traffico, sente l’eco del frigo non appena gira la chiave nella serratura della porta e vede le bollette attendere pazientemente sulla mensola accanto la cucina. La nostra soluzione è stata il SALVADANAIO, nostro fedele amico da un anno e che, per ogni evenienza, è sempre pronto ad essere brutalmente svuotato e ringraziato!

Roma è la nostra città, una città piena di storia, piena di possibilità di divertimento, di locali, ristoranti e vita, ma è anche una città che ti ruba tanta sana pazienza con i suoi affitti alle stelle, le spese non appena si mette piede fuori casa, il traffico ad ogni ora del giorno e della notte. Una città che sembra essere accogliente nella sua assoluta eterogeneità, ma che poi, nel particolare, punta i riflettori sulla diversità e, due ragazze che vivono insieme, sono e saranno sempre una “novità” non sempre ben accetta. Il nostro condividere e convivere deve tener conto, nostro malgrado, anche di questo. Non sempre i “padroni di casa” sono favorevoli ad affittare un appartamento a due persone dello stesso sesso.

“Preferiamo affittarla ad una coppia…” intendendo un ragazzo ed una ragazza “Abbiamo scelto una famiglia …” come se noi due, che ci siamo scelte e decidiamo di sceglierci ogni giorno, non fossimo una piccola famiglia, intesa come due persone che decidono consapevolmente di mettere le proprie giornate, la propria vita, nelle mani l’una dell’altra. Come se, la mia compagna ed io, non avessimo gli stessi problemi di una giovane coppia, di una neo famiglia. Come se noi non preparassimo il caffè alle sei del mattino, come se l’appartamento ci servisse per chissà quale macabro rito.

Per noi convivere vuol dire ridere. Vuole dire sfogarsi dei problemi in maniera reciproca e riderci su mentre io cucino un piatto di rigatoni con le zucchine e lei risistema i vestiti sparsi per casa dalla mattina. Vuol dire rimanere chiusi dentro casa nei mesi difficili e strafogarsi al ristorante giapponese di fiducia in quelli che ci danno tregua.

Decidere. Condividere. Sorreggersi. Il segreto dello stare insieme in 45 mq con i due maschietti pelosi che miagolano per essere coccolati. Il nostro segreto per una felicità semplice, quella che deriva dall’apprezzare il solo gesto dell’altra persona che, pur senza parlare, capisce di cosa hai bisogno: talvolta di silenzio, altre volte di tante più parole di quante uno vorrebbe dire, altre solo di tornare in un luogo che sai essere costruito con un po’ di sofferenza, con tanta pazienza, con affetto e speranze.

Forse questo è “solo” amore, ma alla base di ciò che mi si chiede, di parlare di cosa comporta la convivenza per me, per noi, non c’è altro, perché se non c’è amore non si riuscirà mai a plasmarsi in modo tale da rimanere sempre gli stessi, ma arricchiti dall’altro.

La convivenza tra due persone che si adorano è come l’insieme dei vicoli della città dove si nasce e che si ama: impari a conoscere ogni luogo a perfezione e non sogneresti mai di dire “mi hanno stancata”; e chi potrebbe mai sostenere che una città sia ben più grande di una persona? Noi abbiamo piccole pieghe e nei sul corpo, un’anima ricca d’essenza, sentimenti contrastanti, sorrisi e lacrime, talvolta stranezze ed incredibili storie da raccontare, ci rincorriamo durante il giorno e ci leghiamo di notte con i sogni; vivere e condividere uno stesso spazio non fa altro che rendere possibile ciò che cerchiamo affannosamente durante le giornate.

Convivere vuol dire essere una famiglia, “famiglia vuole dire che nessuno viene abbandonato e lasciato solo” nelle sue difficoltà. Convivere vuole dire essere pronti a mettere in piazza quei piccoli, enormi difetti che celavi gelosamente all’altra persona per paura o per comodità. Significa rinascere come unità.

[talk]Qualcosa sull’Autrice.
Salve, sono una ragazza di 26 anni, laureata in critica cinematografica e teatrale ma, per necessità, lavoro in un’azienda edile come impiegata. Lavoro ogni tanto anche come fotografa, ma è più una passione. Convivo con la mia compagna, una logopedista di 32 anni, da poco meno di un anno e siamo tra le poche fortunate ad avere due famiglie meravigliose felici della nostra felicità. Grazie per la possibilità che ci date di condividere con voi la nostra piccola, diversa esperienza.[/talk]

PER VOTARE CLICCA QUI



Continua a leggere. Potrebbero interessarti anche:


About Author

3 commenti

  1. Un racconto che si legge velocemente.. riflessivo e divertente.. racconta la quotidianità della coppia in maniera semplice, mai banale.
    Un racconto che ci permette di capire la “normalità” di una coppia definita come “diversa”, in fondo: “L’eterosessualità non è normale. E’ solo comune.” Dorothy Parker.

    • Grazie Francesca! Era proprio quello che volevo far intendere: la normalità in una situazione considerata, da molti, di diversità di genere. Se sono riuscita trasmetterlo anche solo ad una persona, sono felice così! Grazie ancora!

  2. Secondo me ci sei pienamente riuscita.. . credo che ogni persona,legandosi ad un’altra si sia trovata a lottare con i propri difetti e con i propri dubbi..e sono convinta che ogni coppia si potrebbe rispecchiare nelle tue parole..
    E’ veramente un racconto per tutti! 🙂
    Ancora complimentissimi!!

Leave A Reply

Prima di andartene, iscriviti alla nostra Mailing List

Lascia i tuoi dati, dopo aver letto la nostra Policy della Privacy.
Ti aggiorneremo su news e novità del sito!

100% No Spam

Grazie!

Ti stiamo inviando una mail. Clicca sul link per confermare la tua iscrizione!