Convivere o sposarsi? Questo è il (falso) problema!

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Una ricerca condotta ormai qualche anno fa negli Stati Uniti (e pubblicata in Italia da un’Ansa di marzo) ha rilevato che il matrimonio funziona molto meglio (ossia ha maggiore probabilità di durare nel tempo) se è stato preceduto da una convivenza.

Interessante! Ma abbastanza scontato.

Non credo ci fosse bisogno di chiederlo a 13.000 persone per raggiungere la conclusione che è molto più probabile che col tempo, conoscendosi, sperimentandosi e vivendosi tutti i giorni la probabilità di proseguire questo percorso sia piuttosto alta.

Questo dato potrebbe essere incrociato con le risposte al nostro Questionario (a proposito, andate a compilarlo, ci vuole poco ma le vostre risposte sono preziosissime! lo trovate qui: Leggi Convivendo.net? Dicci la tua!).

Alla domanda Secondo la tua esperienza, le coppie che conosci da quale motivazione sono spinte ad andare a convivere piuttosto che sposarsi? la risposta “Sperimentale” è stata data dal 47% delle persone che hanno risposto, ma alla domanda più personale e diretta Se dovessi scegliere una MOTIVAZIONE PERSONALE per andare a convivere rispetto al matrimonio, quale sceglieresti tra queste? solo il 20% ha dato la stessa risposta facendo vincere l’amore e l’aspetto sentimentale (50%). Curioso no? :-)

Nell’articolo, sicuramente datato, non tanto per la notizia Ansa in sè, ma per i dati (sono del 2002, stando all’articolo stesso), emerge un’informazione che ci ha colpiti:

Più della metà delle coabitazioni sfocia nel matrimoni nell’arco di tre anni

Se dovessimo chiederci il motivo di questo aspetto e curiosare sulla sua applicabilità in contesto italiano, cosa potremmo pensare?

Di primo acchito, ma ci ripromettiamo di trovare maggiori dati a proposito, ci verrebbe da pensare che dopo tre anni, se per caso hai un figlio devi necessariamente regolarizzare la tua situazione. E in Italia ancora di più, visto che le coppie di fatto sembrano ancora essere frutto del peccato e causa di scomunica (leggi il nostro articolo Convivenza e religione cattolica): in questa situazione, se il matrimonio è l’unica forma di tutela del partner (pensioni, conti correnti, ecc.) risulta indispensabile seguire questa strada, anche contro la propria volontà.

D’altra parte, non esiste solo il matrimonio cattolico, ma anche quello civile e, se proprio non se ne può fare a meno, si può optare per questa strada.

Insomma, la questione rimane aperta e la dicotomia convivenza vs. matrimonio sembra non essere ancora superata.

Voi come vivete questo aspetto? Che tipo di risposte vi siete dati su questa dicotomia?

Foto:  Salvatore Vuono

     
 
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