Convivenza e religione cattolica

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Esporsi è forse il primo rischio/piacere quando si scrive un blog.

Esporsi significa proporre un punto di vista, il proprio. Un punto di vista che può piacere o non piacere, che può essere discutibile, condivisibile oppure no. Ma rappresenta uno dei mille modi di raccontare una storia e di presentarla agli altri.

Come sapete (soprattutto se avete letto la nostra Policy) non ci schieriamo né politicamente, né religiosamente, anche se forse da quello che scriviamo qualche sfumatura potrebbe emergere!

Però vogliamo provare a definire meglio il nostro punto di vista e questa volta proviamo a toccare un aspetto che abbiamo volutamente evitato fino ad oggi. Ma la lettura di un libro unico, scritto da una persona che non esageriamo se definiamo “illuminata” ci ha fornito il pretesto giusto, e forse le parole esatte per definire e raccontare il nostro punto di vista.

Una premessa è doverosa. Dal punto di vista religioso siamo una coppia mista. Lei potrebbe definirsi cattolica non praticante, o semi praticante. Lui, agnostico orientaleggiante.

Insomma anche nella spiritualità siamo un bel mix. Diciamo che in entrambi i casi ci attira la spiritualità, di qualunque forma essa sia, anche se la viviamo in modi diversi.

La copertina del libro

Questo giusto per chiarire a chi ci legge da che parte stiamo. Ma veniamo al succo.

Esiste una qualche forma di compatibilità tra una spiritualità cristiana (non per forza confessionale) e la convivenza. Prima pensavamo di dover rispondere negativamente, schiacciati da un aut aut: o matrimonio o peccato!

Oggi, le parole di Don Andrea Gallo, illuminato sacerdote cattolico decisamente non ortodosso e molto discusso per i propri contrasti con l’ortodossia cattolica ci fornisce le parole giuste per spiegare il nostro punto di vista. Prima di dargli la parola, vi consigliamo vivamente di comprare questo libro di una saggezza spiritualmente laica, al gusto del cristianesimo in senso stretto, illuminante per chiunque si ponga delle domande etiche, morali, filosofiche, sociali.

Ma se per caso avete un qualche aspetto che potreste riconoscere nella vostra fede di stampo “bigotto”, ve lo sconsigliamo! Non fa per voi!

Un legame che va oltre l'anello

OBEX

[...] Sul matrimonio insegnavano: “Fine principale: procreazione. Secondo fine: rimedio alla concupiscenza. Terzo: l’amore tra i coniugi”.

E io: “Obex (ossia obiezione!). Ma l’amore non viene prima di tutto e poi, seguono, la maternità responsabile, la scelta degli sposi che da soli si devono amministrare? Io credo fermamente nell’etica della responsabilità” Mi rispedivano dal Rettore Magnifico.

Tratto da DON ANDREA GALLO – Così in terra, come in cielo. Mondadori Editore, pp. 57.

PACS IN TERRA

Se vuole qualificarsi come democratica, una maggioranza deve rispettare i diritti delle minoranze. Una Chiesa che vuole aiutare deve seguire Gesù e quindi ascoltare gli altri fino in fondo. Il rispetto delle unioni di fatto non va minimamente a inficiare il sacramento del matrimonio, non capisco in che modo i cristiani si sentano aggrediti. Gli sposi devono impegnarsi a testimoniare nella realtà politica e sociale la loro coerenza, nel rispetto tuttavia di altre scelte laiche. Il cristiano non impone nulla e visita tutte le culture. La repubblica democratica è laica, ve lo dice un prete. In essa i cristiani si rimboccano le mani, non temono di contaminarsi, non perdono la loro identità e lavorano insieme agli altri per servire. La laicità ha valori autonomi, non si fonda sul credo religioso, ed è l’unica possibilità di rispettare tutte le religioni.

Amore è libertà

L’amore non ha bisogno di registri civili, religiosi o, come nel matrimonio cattolico, della presenza particolare del prete o delle note dell’organo. E’ un impegno veramente grande, di liberazione, di annuncio per tutti.

I PACS non minano la famiglia. E soprattutto non mi vengano a dire che è un’unione più debole o più forte. Chi è che può giudicare questo? bisogna rispettare qualsiasi coppia.

Nella chiesa cattolica il primo fine è l’amore, ed è arrogante affermare che famiglia e matrimonio vengono svuotati di significato da forme giuridiche alternative.

Mi invitarono per il Family Day e risposi: “Certo che vengo a Roma, ma non a Piazza San Giovanni. Io sarò a Piazza Navona, dove si difendono i diritti di tutti.”

Tratto da DON ANDREA GALLO – Così in terra, come in cielo. Mondadori Editore, pp. 73-74.

Difficile aggiungere qualcosa di più.

Cosa ne pensate? Fate sentire la vostra voce.

Foto: luigi diamanti & Salvatore Vuono

     
 
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