Full Time

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La tazza di caffè nero, fumante, è qui sulla scrivania, pericolosamente vicina al mouse. Mi sarei svegliato con molta più calma se i cassetti, le porte, il ciondolio dei gioielli quotidiani, i tacchi di quella di sopra, e una manciata di altri rumori non mi avessero svegliato.

Così, prima di passare alle cose serie, al lavoro che oggi sarà particolarmente intenso, ho pensato di ricavarmi uno spazio per scrivere e per trovare il tempo di fare una cosa sempre più rara: fermarmi e pensare. Rara, nel senso che ogni giorno ci sentiamo catapultati in una marea di eventi, liste di cose da fare, idee da realizzare, pensieri da concretizzare. Un mondo che evolve ad una velocità spaventosa. Ma non retoricamente, perchè mi riferisco al mondo individuale, a quello che ci capita quotidianamente, nella testa. Un mondo che si sviluppa come una rete infinita di relazioni tra cose, persone, eventi.

In queste settimane abbiamo lavorato tantissimo. Fermarmi con un sorso di caffè, è come mettere la pausa, tornare indietro a moviola, davanti ad uno di quelle enormi pareti da regia, piene di video, monitor e lucine lampeggianti. Ognuno di essi proietta un aspetto della vita: il lavoro, le uscite, gli eventi, gli amici, un aperitivo, una passeggiata, un negozio, un caffè a metà mattina, un problemuccio da risolvere, quattro risate, un bicchiere di vino. Guardo il timer sotto uno di questi monitor: stiamo parlando solo delle ultime settimane. Figuriamoci tutto il resto.

Poi mi concentro su casa nostra. Un gruppo di monitor mi mostra le scene quotidiane vissute tra queste mura. Siamo prevalentemente solo noi due. Ci sarebbero altre scene di amici che passano, ma al momento non mi interessano.

Le fisso. Aggiungo un po’ di latte al caffè. Quante cose.

Non la chiemerei routine, perchè per nostra grande fortuna i pochi segni del tempo che passa costante sono dati da scadenze effimere e inutili: uno o due reality settimanali, qualche puntata di Annozero o simili. Quelle sono abbastanza costanti, è vero. Ma le altre scansioni sono dettate da scostanti, non strutturati, sparsi eventi nel corso delle settimane. Se volessi provare a tracciare una linea tra questi punti, mi accorgerei che sono così tanti, così differenti, così distributi in momenti non prevedibili sei mesi fa, che mi accorgo che la nostra routine è fatta di non routine.

E’ una bella fortuna.

Siamo sempre presi da qualcosa da fare. Non ci capita mai di annoiarci. Non ci capita mai di chiederci: e ora cosa facciamo? O se ce lo chiediamo, è solo per goderci il lusso di cambiare programma e provare quel piacere di scegliere insieme il prossimo passaggio.

Non si tratta di frenesia, fretta, sovrafollamento dell’agenda, incapacità di stare fermi. Si tratta del contenuto dei momenti passati insieme, della forma di quel tempo.

Parlo di una sostanza che sta tra le righe delle cose da fare. Impalpabile, irrefrenabile, ma morbida ed elastica. Una sorta di solletico che alimenta la sensazione delle cose che fai, le circonda, le muove insieme, forse le tiene aggregate, forse vi passa in mezzo.

L’altra sera abbiamo visto Up, assolutamente da vedere! Nei primi dieci minuti viene mostrata la vita di una coppia. E’ fatta di piccole cose: un libro letto insieme, gite, esperienze, cose stupide e insignificanti per il resto del mondo che però sono fondamentali per loro. Ecco, se volete vedere da fuori la vostra coppia, provate ad immaginarla come un film fatto di spezzoni.

Godetevi le scene, le immagini di quei piccoli eventi quotidiani. Il bello della convivenza non è solo scalare le vette più alte e avventurarsi in una giungla. A volte, anche quattro passi in centro, con il giusto sottofondo musicale, valgono veramente la pena.



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