Beviamoci la crisi, potrebbe essere il motto di questo post, dedicato ad un recente articolo apparso su Repubblica.it sulla riscossa dell’acqua da rubinetto.
L’articolo inizia con alcune considerazioni sull’attuale filosofia del Sindaco di Venezia (e il termine “filosofia” non è stato mai più appropriato!) che, per motivi meramente economici, sta promuovendo l’uso dell’acqua municipale per ridurre i costi dello smaltimento della plastica, costi decisamente cospicui e fastidiosi in tempi di crisi.
Si sta quindi manifestando un ritorno all’acqua di casa che, si badi bene, non è gratis: la paghiamo insieme ad altre spese di vario tipo, ma la paghiamo.
Così, per non pagare due volte un bene prezioso e a cui difficilmente si può fare a meno, la scelta sta cadendo sempre di più per il taglio, ossia per usare ciò che abbiamo già in casa da … sempre!
Personalmente, quando già a casa dei miei siamo passati all’acqua filtrata (la nostra di casa faceva decisamente schifo!), il motivo era piuttosto semplice: quattro piani senza ascensore, e la cassa di bottiglie da due litri pesa! E poi, c’era la questione della conservazione delle bottiglie, lasciate a lungo sotto il sole, il fastidio della raccolta differenziata delle bottiglie, ecc.
Quando siamo andati a convivere al scelta era quasi obbligata e, oltretutto, l’acqua di casa nostra è piuttosto leggera e buona. Poi, a furia di cene e inviti, ogni volta che offrivo quasi imbarazzato la brocca filtrante ai nsotri ospiti la risposta era disarmante: “Ah! Io nemmeno la filtro!”, ulteriore risparmio!
Insomma, si direbbe che l’inversione di tendenza è salutare e, soprattutto, parsimoniosa!
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