Convivenza: gli errori da evitare. I possibili rimedi. 1

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Veniamo quindi alle risposte, che in realtà sono delle semplici considerazioni a partire da quanto scritto nell’articolo originale (Clicca qui per leggerlo).

Vi preghiamo solo di leggere il testo che segue con attenzione, ma di prendere tutte le opinioni in merito con le pinze: su certi temi è difficile trovare accordo per un mucchio di ragioni. In primo luogo perchè le premesse non sono sempre le stesse e definire “un errore” qualcosa che può creare problemi può già creare dei pregiudizi e vincolare le conseguenze, irrigidendone le posizioni. In secondo luogo, perchè non esistono ricette uniche, certe, scientifiche e misurabili per affrontare certe situazioni. Come sempre il buon senso è ciò che ci permette di non fare… scemate! 🙂

1.NEGARE LA PROPRIA INDIVIDUALITA’

Come evitare l’errore?
La convivenza dovrebbe partire senza abbandonare i propri interessi e le proprie amicizie: «L’importante è parlarsi chiaramente per evitare malintesi», sottolinea Leva. «Servirà a capire che esaltare la propria individualità all’interno della coppia è stimolante e arricchente».

Il nostro commento

individuoUna coppia è composta da due persone, due individui che possiedono la propria individualità, la propria specificità. Questo significa anche che esistono hobby e interessi non comuni. Per quanto possibile non si dovrebbe rinunciare alle proprie passioni, se questi non sono prioritari e fondamentali. Ad esempio, immaginiamo il caso del calcio. Se lui è appassionato tifoso di una squadra e ama seguirla in trasferta ovunque vada, a mio avviso dovrebbe cercare di mantenere questa passione, a condizione che non crei problemi o entri in conflitto con le esigenze della coppia. Ciò significa che deve essere in grado, se necessario anche di rinunciare ad una partita per un’occasione importante. Dall’altra parte, se capita l’occasione, lei potrebbe pensare qualche volta di partecipare alla passione di lui, magari di andare a vedere qualche partita speciale. Si tratta di trovare l’equilibrio  tra i due poli del totale dedizione ad una causa e totale esclusione dalla stessa.

2.NON CONDIVIDERE I COMPITI

Come evitare l’errore?
«Fin dall’avvio di una convivenza è essenziale la piena collaborazione, con la divisione e l’intercambiabilità dei ruoli» precisa la psicologa. «Alla base però deve esserci come sempre una solida comunicazione, che permetta di aiutarsi e sostenersi reciprocamente».

Il nostro commento

Su questo tema sapete già come la pensiamo (ad esempio: Fifty-Fifty, ovvero “un pò per uno non fa male a nessuno”): la coppia è composta da due persone e per quanto possibile, i compiti vanno condivisi e diventare un punto in comune, un momento di condivisione. magari è consigliabile la specializzazione, ovvero la suddivisione dei compiti sulla base delle proprie preferenze. Ad esempio, nella nostra coppia, io adoro pulire il gas (per una qualche strana adorazione dell’acciaio… non preoccupatevi, sono già in cura da uno psichiatra! 😉 ) mentre lei non disdegna occuparsi della lavastoviglie. Semplice, dopo un pranzo o una cena, io mi occupo della parte destra della cucina e lei della sinistra! In questo modo, in metà tempo viene risolto un compito che, se se ne occupasse solo lei, richiederebbe il doppio del tempo.

Poi esistono le eccezioni, per cui se c’è da stendere, montare qualcosa, o annaffiare i fiori, lei si occupa della cucina e io dell’altro compito. Basta compiere lo sforzo di provarci e individuare quali sono i compiti che uno dei due preferisce e suddividerli.

3.ASSECONDARE LE INTERFERENZE FAMILIARI

Come evitare l’errore?
L’invadenza familiare in una coppia fresca di convivenza va contrastata immediatamente: «I confini», spiega Sozzani «devono essere chiari fin dall’inizio evitando, ad esempio, di lasciare le chiavi di casa ai propri parenti!».

Il nostro commento

Stiamo lavorando proprio in questi giorni per un contributo ad un libro che uscirà nel mese di settembre e ci è stato chiesto come organizziamo la nostra coppia per quanto riguarda il confine tra coppia e mondo esterno, che è proprio il tema di questo errore. La prima regola è: “Noi, prima di tutto!”, che sta ad indicare che diamo la priorità alla nostra coppia, alle nostre decisioni, alle nostre abitudini. Poi, in secondo piano mettiamo parenti e amici.

Questa regola pianifica e stabilisce una priorità totale per la coppia: tutto il resto rimane fuori, o almeno rimane in secondo piano. Commenti, polemiche, osservazioni stupide, consigli gratuiti vengono filtrati da questa regola e, se non portano un valore aggiunto, non vengono nemmeno presi in considerazione.

4.RINTANARSI IN CASA

Prima della convivenza non si perdeva occasione per andare a cena, al cinema o a teatro. Adesso invece si sta a casa, vittime della pigrizia . Succede spesso così durante la convivenza: «Si tende a seppellirsi in casa e a non concedersi più gli svaghi di prima, dato che si sta insieme lo stesso», conferma la psicologa Federica Leva. «Il rischio? Noia e mancanza di stimoli comuni».
Come evitare l’errore?
Occorre combattere la pigrizia: «La coppia che inizia la convivenza deve sempre mantenere il contatto con la propria rete comune di amicizie e di interessi». Fare abbonamenti a spettacoli, frequentare insieme corsi, ad esempio, possono essere modi per “costringersi” a non perdere le buone abitudini.

Il nostro commento

divanoIn effetti, il problema sussiste. Come era indicato nella descrizione di questo frequente errore (Convivenza: gli errori da evitare), è abbastanza naturale la differenza sostanziale tra il prima e il dopo, tra quando si è semplici “fidanzatini” e quando si va a convivere: prima era necessario, se non indispensabile, trovare e inventarsi le occasioni per stare insieme, ora, convivendo, questa urgenza viene meno e quindi è più facile cadere nella modalità “pantofola”.

Anche in questo caso la regola dell'”evitiamo gli eccessi” deve farla da padrona: se la coppia constata che sono più di cinque giorni che non escono e non ci sono buoni motivi (malattia, lavoro, ecc.), deve reagire ed evitare di protrarre la situazione. Dopo un po’ si perdono le buone abitudini (no, quelle cattive sono sempre dure ad andarsene!), ed è più difficile recuperare. Mettetevi un limite, stabilite la regola di uscire almeno due volte alla settimana con amici, o anche da soli, ma se vi rendete conto che state esagerando con l’isolamento, prendete delle contromisure.

5.GIUSTIFICARE IL PETER PAN IN LUI, o meglio ACCETTARE COMPORTAMENTI CENTRIFUGHI

Se la coppia decide di andare a convivere si assume una responsabilità. Entrambi devono essere pronti ad affrontare in maniera matura la propria nuova quotidianità: «A questo punto può presentarsi il pericolo del complesso di Peter Pan, ovvero della difficoltà del soggetto, per lo più maschio, a crescere e ad assumersi le responsabilità», evidenzia la psicologa Sabrina Sozzani. «Questo, inevitabilmente, compromette una convivenza positiva e stabile».
Come evitare l’errore?
«Una donna intelligente se ne dovrebbe accorgere prima di iniziare la convivenza!», precisa Sozzani. «Solo se lui dimostrerà di essere cresciuto, si potrà iniziare serenamente una vita a due».

Il nostro commento
Direi che l’affermazione è sessista, riduttiva e per alcuni versi deviante: non esiste solo la sindrome di Peter Pan, ma esistono molteplici problemi di questo tipo. Ad esempio, lei potrebbe sentirsi estremamente legata ai suoi genitori e non riuscire a staccare il cordone ombelicale. O uno qualsiasi dei due potrebbe sentirsi ancora troppo giovane per passare tutto il tempo con il partner e rinunciare ad essere fuori tutte le sere con i propri amici.

ponteLa risposta della Dott.ssa Sozzani, in questi termini, ha un fondo di verità: su alcune problematiche si dovrebbe lavorare prima di andare a convivere, non durante! La speranza che la convivenza risolva alcune questioni è valida quanto quella che un figlio appiani le divergenze nelle coppie in crisi: spesso la convivenza aggrava e polarizza determinati comportamenti, piuttosto che risolverli. Poi, ovviamente, esistono le eccezioni.

E’ anche vero che una serie di comportamenti non sono prevedibili, in quanto si presume che cambiando le carte in tavola il gioco possa cambiare e assumere altre forme. Bisogna poi vedere, se quelle forme soddisfano le nostre aspettative.



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2 commenti

  1. Ma poi la sindrome di Piter Pan, come la curi?, come fai a pensare che un uomo maturi senza inciampare negli errori, ci vogliono delle evidenze per capire.
    Nel caso in cui lei sia più matura di lui e lui non abbia nessuna esperienza di vita al di fuori del nido, si può solo prevedere un impegno da parte di lei a dimostrargli che vivere assieme non è un gioco.
    E poi, alla cara dottoressa vorrei dire che anche se lui a volte si comporta come un ragazzino, se ti sei innamorata e vuoi andarci a vivere, forse è in parte anche perchè è fatto così.
    Mi sembra che si confonda la convivenza con il suddividere spazi e sostentare i bisogni della vita.

  2. In realtà, a mio avviso, è una di quelle sindromi che esiste in quanto qualcuno le ha dato un nome (vedi Foucault!). E poi, non si cura: se uno non si sente pronto (uomo o donna che sia) non ci sono storie… non è pronto/a!
    E hai perfettamente ragione sulla questione: te lo sei preso? tienitelo! o cambialo.

    Secondo me , se uno dei due non è pronto ad andare a convivere, difficilmente si troverà di fronte ad uno di questi errori, perchè semplicemente non andrà a vivere con l’altra persona. E, d’altra parte, se due vanno a convivere, in buona parte hanno già superato la sindrome di peter pan.

    Che ne dite?

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