Quando si è pronti per andare a convivere? Quando ci si può piazzare sulla linea dello Start e iniziare questa esperienza? E’ una domanda da un milione di dollari. O euro… scegliete voi la valuta!
D’altra parte la paura di compiere una scelta simile può essere vincolante e paralizzare anche quelle persone che hanno i sentimenti più solidi e certi che si possa immaginare. L’altro giorno, parlando di amici di amici che devono sposarsi (tranquille le coppie che conosciamo direttamente… non parlavamo di voi!!!) abbiamo sentito un detto curioso, che forse è proprio la chiave alla domanda che ci siamo posti: “dopo i confetti, saltan fuori i difetti”.
Aldilà dei pregiudizi e degli stereotipi, forse la convivenza non è così difficile se esistono alcuni prerequisiti, più dettati dal buon senso che dalla ricerca scientifica in materia. Vediamone alcuni:
[1]Si sta bene insieme. Lo sappiamo, è banale, ma rappresenta la prima domanda da porsi. Star bene insieme non significa non litigare mai, non avere mai divergenze, vivendo una sorta di idillo senza tempo. Ciò può durare pochissimo: la normalità è fatta di differenze, di somiglianze, di percorsi, di cambiamenti e immaginare che il livello base per scegliere di andare a convivere sia il 100% di benessere è una stupida illusione dettata dall’amore per il pensiero magico. Ma, d’altra parte, non puoi nemmeno andare a convivere con lui o con lei se passate il 90% del vostro tempo a litigare anche su “pizza o cinese?”. Da questo punto di vista, bisogna immaginare un buon punto intermedio, facendo conto che la soglia d’errore deve essere umana, non statisticamente significativa.
[2] L’esperienza delle vacanze insieme è stata positiva. Non ci sono paragoni tra convivenza e vacanze, ma è anche vero che se durante le vacanze non è andata benissimo, probabilmente andare a vivere insieme non è la prima scelta da prendere questo mese. Valutare i motivi per cui la vacanza è andata come è andata 8in bene come in male) è un buon punto di partenza per capire come potrebbe andare.
[3] Gestire l’incertezza e l’irregolarità, come normali regole dell’esistenza. Se date un’occhiata in rete, trovate decine di consigli basati sul classico ciarpame da settimanale femminile. Esempi come calzini sporchi in giro, tavoletta del bagno, ore per prepararsi e uscire, stereotipi di ruolo, ecc. sono solamente fuorvianti. in questi mesi di convivenza ci siamo accorti dei nostri reciproci limiti: se uno è disordinato, l’altro è ordinato, se uno è strutturato, l’altro può non esserlo, uno può essere più ansioso, l’altro più tranquillo. Ci si compensa, questa è la parola chiave: compensarsi. Basta essere consapevoli che dove non arriva uno, può arrivare l’altro e la prossima volta sarà il contrario, come abbiamo scritto nei post Fifty-Fifty, ovvero “un pò per uno non fa male a nessuno” e Un modello estremo per gestire la coppia. Se però, dalle precedenti esperienze (vedi il punto 2) emerge una divario troppo grande, forse i dubbi e le domande sono più che lecite. E parlarne potrebbe essere utile.
[4] Le condizioni attorno a voi giocano a vostro favore e, presumibilmente, per un tempo sufficientemente ampio. Una casa che si è liberata, un trasferimento, una vincita, un avanzamento importante di carriera, o qualsiasi avvenimento positivo che ponga nuove regole o confini alla vostra esistenza e che apra nuove possibilità va colto al volo come momento di svolta. Può essere un’occasione di qualsiasi tipo, ma attenzione: dipende da come viene presa da entrambi. Se la casa sfitta di uno dei due rappresenta motivo d’ansia per l’altro, se il trasferimento di uno dei due nella città dell’altro comporta resistenze, se il nuovo evento fa vacillare l’edificio della coppia, invece che consolidarlo, Alt! Arretrare! E’ indicatore di una buona occasione di dialogo e confronto! Se invece la cosa viene colta da entrambi come buona opportunità di cambiamento e di crescere, forse è il segnale che ci si può pensare.
[5] Una strana sensazione che vi spinge a dire “e se facessimo il grande salto?”. Intuito? Sesto senso? No, semplice ascolto della propria pancia e delle proprie emozioni. Quando uno si sente che potrebbe fare il grande salto, lo deve dire (con le dovute maniere) e valutare le reazioni dell’altro. Inutile tenerselo per sè: se ci sono almeno due dei precedenti requisiti, valutate sinceramente la situazione e – fa schifo a dirlo – ascoltate il vostro cuore!
Sono solo alcuni degli spunti che ci vengono in mente.
E voi che ne dite? Quali altri segnali possono essere colti per fare il grande salto?
Scriveteceli qui sotto, tra i commenti, così arricchiamo la lista per quelli che potrebbero averne bisogno (e siamo qui per questo, no?)
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Andare a convivere significa andare a vivere con la persona che ci siamo scelti. Ci sono vantaggi e svantaggi, pro e contro. O forse solo una scelta ben precisa.










..come capire se la scelta di andare a convivere è veramente voluta dal partner o se invece dipende da fattori esterni, come la volontà dei genitori di lui di vederlo accasato con la ragazza che frequenta da anni?
Gran bella domanda!
A mio avviso – ma è una risposta personalissima – dopo i 20-22 anni i genitori non dovrebbero avere alcun peso sulle decisioni in materia di convivenza. Sia che lo accettino, sia che non lo capiscano.
Ci sono dei casi (malattia, particolari situazioni famigliari,e cc.) in cui una persona potrebbe porsi degli scrupoli: se me ne vado cosa fanno? Ma sono situazioni particolarissime.
Sarebbe utile parlarne con lui. Quanto sente il peso dell’influenza dei suoi genitori? Quanto desidera veramente andare a convivere? Quanto ne ha bisogno?
Ma soprattutto, quanti anni ha?!?
Un buon test potrebbe essere provare a rinviare la convivenza, per valutare gli effetti di chi ti circonda, ma può essere una situazione delicata e un’arma a doppio taglio.
Ti va di raccontarci meglio la cosa? Se preferisci anche via mail.
Lui
buonasera, vi scrivo la mia situazione:
Entrambi viviamo da soli ed entrambi abbiamo un lavoro stabile e sicuro (lui autonomo io dipendente). Lui mi ha chiesto di andare a vivere da lui, non mi farebbe pagare nulla, lui comprerebbe un armadio nuovo per entrambi, è meglio che lui stia vicino al lavoro dov’è ora perchè delle mattine deve andare alle 5. Invece a me capita spesso di lavorare da casa con il computer e dice che mi lascierebbe tutta una stanza da trasformare in ufficio (come c’è ora in casa mia).
Avrei sicuramente un gran risparmio, ma avrei ancora 2 anni di finanziamento dei mobili da pagare. Sarei più in centro e in una casa più grande, ma ho paura che mi sentirei sempre a casa sua (anche se lui dice sempre di considerarla casa nostra).
Inoltre lui e il mio capo non vanno d’accordo e capito che lavoriamo insieme in casa mia, ma ovviamente non sarebbe possibile farlo in casa nostra.
Lui mi dice sempre di pensarci perchè lavora tutti i giorni, ha molto stress, casini e orari strani ma che se la sente davvero di farlo. Dobbiamo solo metterci d’accordo sui miei gatti, io ci tengo troppo e non ci voglio rinunciare e lui non vuole che sporchino, puzzino o peggio ancora rovinino i mobili.
Sono uscita un anno fa da una storia di 6 anni con 2 anni di convivenza e sono un po’ restia ad andare a convivere, ma dall’altra parte andrei domani!!!
Ormai tutte le sere dormo da lui, ho già portato delle cose da lui e nel weekend mi capita spesso di andare da me solo per i gatti.
Ho bisogno di un consiglio…sono davvero indecisa su cosa fare.
Vi ringrazio
Buongiorno,
io ho 20 anni e il mio ragazzo uno in meno…purtroppo per noi è ancora presto per la mancanza di basi economiche e di un lavoro sicuro…Ne parliamo spesso e spero che un giorno ciò possa accadere.