Siamo pronti per la Convivenza?
Scritto il 25 mag2009
Quando si è pronti per andare a convivere? Quando ci si può piazzare sulla linea dello Start e iniziare questa esperienza? E’ una domanda da un milione di dollari. O euro… scegliete voi la valuta!
D’altra parte la paura di compiere una scelta simile può essere vincolante e paralizzare anche quelle persone che hanno i sentimenti più solidi e certi che si possa immaginare. L’altro giorno, parlando di amici di amici che devono sposarsi (tranquille le coppie che conosciamo direttamente… non parlavamo di voi!!!) abbiamo sentito un detto curioso, che forse è proprio la chiave alla domanda che ci siamo posti: “dopo i confetti, saltan fuori i difetti”.
Aldilà dei pregiudizi e degli stereotipi, forse la convivenza non è così difficile se esistono alcuni prerequisiti, più dettati dal buon senso che dalla ricerca scientifica in materia. Vediamone alcuni:
[1]Si sta bene insieme. Lo sappiamo, è banale, ma rappresenta la prima domanda da porsi. Star bene insieme non significa non litigare mai, non avere mai divergenze, vivendo una sorta di idillo senza tempo. Ciò può durare pochissimo: la normalità è fatta di differenze, di somiglianze, di percorsi, di cambiamenti e immaginare che il livello base per scegliere di andare a convivere sia il 100% di benessere è una stupida illusione dettata dall’amore per il pensiero magico. Ma, d’altra parte, non puoi nemmeno andare a convivere con lui o con lei se passate il 90% del vostro tempo a litigare anche su “pizza o cinese?”. Da questo punto di vista, bisogna immaginare un buon punto intermedio, facendo conto che la soglia d’errore deve essere umana, non statisticamente significativa.
[2] L’esperienza delle vacanze insieme è stata positiva. Non ci sono paragoni tra convivenza e vacanze, ma è anche vero che se durante le vacanze non è andata benissimo, probabilmente andare a vivere insieme non è la prima scelta da prendere questo mese. Valutare i motivi per cui la vacanza è andata come è andata 8in bene come in male) è un buon punto di partenza per capire come potrebbe andare.
[3] Gestire l’incertezza e l’irregolarità, come normali regole dell’esistenza. Se date un’occhiata in rete, trovate decine di consigli basati sul classico ciarpame da settimanale femminile. Esempi come calzini sporchi in giro, tavoletta del bagno, ore per prepararsi e uscire, stereotipi di ruolo, ecc. sono solamente fuorvianti. in questi mesi di convivenza ci siamo accorti dei nostri reciproci limiti: se uno è disordinato, l’altro è ordinato, se uno è strutturato, l’altro può non esserlo, uno può essere più ansioso, l’altro più tranquillo. Ci si compensa, questa è la parola chiave: compensarsi. Basta essere consapevoli che dove non arriva uno, può arrivare l’altro e la prossima volta sarà il contrario, come abbiamo scritto nei post Fifty-Fifty, ovvero “un pò per uno non fa male a nessuno” e Un modello estremo per gestire la coppia. Se però, dalle precedenti esperienze (vedi il punto 2) emerge una divario troppo grande, forse i dubbi e le domande sono più che lecite. E parlarne potrebbe essere utile.
[4] Le condizioni attorno a voi giocano a vostro favore e, presumibilmente, per un tempo sufficientemente ampio. Una casa che si è liberata, un trasferimento, una vincita, un avanzamento importante di carriera, o qualsiasi avvenimento positivo che ponga nuove regole o confini alla vostra esistenza e che apra nuove possibilità va colto al volo come momento di svolta. Può essere un’occasione di qualsiasi tipo, ma attenzione: dipende da come viene presa da entrambi. Se la casa sfitta di uno dei due rappresenta motivo d’ansia per l’altro, se il trasferimento di uno dei due nella città dell’altro comporta resistenze, se il nuovo evento fa vacillare l’edificio della coppia, invece che consolidarlo, Alt! Arretrare! E’ indicatore di una buona occasione di dialogo e confronto! Se invece la cosa viene colta da entrambi come buona opportunità di cambiamento e di crescere, forse è il segnale che ci si può pensare.
[5] Una strana sensazione che vi spinge a dire “e se facessimo il grande salto?”. Intuito? Sesto senso? No, semplice ascolto della propria pancia e delle proprie emozioni. Quando uno si sente che potrebbe fare il grande salto, lo deve dire (con le dovute maniere) e valutare le reazioni dell’altro. Inutile tenerselo per sè: se ci sono almeno due dei precedenti requisiti, valutate sinceramente la situazione e – fa schifo a dirlo – ascoltate il vostro cuore!
Sono solo alcuni degli spunti che ci vengono in mente.
E voi che ne dite? Quali altri segnali possono essere colti per fare il grande salto?
Scriveteceli qui sotto, tra i commenti, così arricchiamo la lista per quelli che potrebbero averne bisogno (e siamo qui per questo, no?)
Altri articoli di questa serie:
- Siamo pronti per la Convivenza? Una metafora - 3/06/2009
- Siamo pronti per la Convivenza? (This post) - 25/05/2009
- La variabile tempo nella coppia (% di rilevanza: 0.738)
Tags: consigli pratici, crescere, divergenze, dubbi, fare il salto, scelte
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Questo articolo è stato pubblicato lunedì, 25 maggio 2009 parlando di Sfumature filosofiche. Puoi seguire la discussione relativa a questo articolo mediante gli RSS 2.0. Se ti va, puoi anche inserire un tuo commento (e noi ne saremmo felicissimi), oppure lasciare un trackback dal tuo sito.














