Andare a convivere

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Vivere insieme. Andare a convivere. Vivere assieme al proprio compagno, compagna. Abitare con qualcuno. Andare a vivere con qualcuno. Un pochino più soft… stare insieme.

Quante parole per descrivere un’azione così semplice. Quanti significati della parola convivenza, quante sfumature del gesto del convivere.

E poi ci sono tutti gli attributi di queste parole.

Vivere bene. Convivere con. Convivere per. Vantaggi e svantaggi della convivenza. Pro e contro dell’andare a convivere. Costi e ricavi, costi e benefici.

Eppure sarebbe tutto molto semplice se ci riferissimo alle due semplici parole. Andare e Convivere. Un gesto rapido, quasi immediato, intuitivo e impulsivo. Una scelta che ha il sapore del caffè al mattino, il rumore dei passi che si (ri)conoscono, le piccole abitudini che si costruiscono giorno dopo giorno, gli spazi che assumono colore, sapore, odori.

Andare a convivere. Ha in sè il gesto del movimento, dello spostamento, del cambiamento. Moto a luogo. E la convivenza ha un fortissimo legame con un luogo. Che sia di uno dei due, che sia in prestito, in affitto o che sia acquistato in un grande progetto comune, il luogo della convivenza è fondamentale. Dà una forma all’atto del vivere insieme, del condividere momenti in due. Con-Dividere, altra parola magica.

Andare a convivere. Dà quasi il senso e la direzione alla decisione, le fa assumere una forma unica. Come se senza quella lettera il tutto non si legherebbe in alcun modo. Il legame. Si, ti muovi da qualche parte, vieni da un altrove, da un luogo diverso da questo. Ma perchè si stai andando dall’altra parte? A fare cosa? A…?

Convivere. Fine e mezzo. Inizio del viaggio. Destinazione? Dai, non importa!

Tante persone hanno paura di questa parola (figuriamoci della parola matrimonio), temono che sia irreversibile, che tagli via ogni libertà, che ti tolga definitivamente qualsiasi senso del gioco e, forse, che ti tolga troppo rapidamente l’etichetta “giovane”, “libero”. Credo di non aver mai giocato e di non essermi mai divertito come ho fatto in questi mesi. E non l’ho mai fatto con così tanta lucidità.

Certo  a 18-20 anni giocavo e cazzeggiavo di più. Ma non avevo la possibilità di scegliere. Era l’unico modo di giocare. oggi scelgo. Scelgo le sfumature delle mie azioni. E, in tutto questo, non riesco a vederci la perdita della libertà, anzi.

Convivere è anche scegliere, giorno dopo giorno, in un modo diverso, che ha in comune con il giorno precedente la scelta di decidere. Cosa facciamo oggi? Cosa facciamo domani? E ogni risposta è, tutto sommato, possibile.



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2 commenti

  1. Molto bello questo post, in effetti quando si deide di vivere assieme si aprono diverse situazioni, condividere è un modo per dare senso a quel che si fa, a ciò che si è.. ed è questa la partenza verso la vera libertà.
    Ogni giorno assaporato con chi ti ama è un buon giorno da vivere, altrimenti è routine e come si sà è prorpio la routine che ti ingabbia in una vita non vissuta.

    Bravi ragazzi, sono felice di leggere che la vostra esperienza sta funzionando.

  2. Ciao Mek2,

    quanto tempo! 🙂 Non potevi sintetizzare meglio quello che abbiamo scritto.. in poche parole, l’essenza! Grazie.

    Lui&Lei

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