Torniamo sul tema della partizione e della condivisione degli impegni nella coppia, di cui abbiamo iniziato a discutere qualche giorno fa (Fifty-Fifty, ovvero “un pò per uno non fa male a nessuno”).

Qualche tempo fa su Repubblica.it è comparso un articolo su un recente movimento americano, il cosiddetto “Equally Shared Parenting” (Leggi l’articolo).
Il problema? Ce lo racconta Beppe Pavan:
Quando è nata la nostra bambina, mia moglie mi ha dato un ultimatum: o partecipi anche tu o me ne vado. Quindi inizió un vero corso di sopravvivenza. Carta e penna. Preparare la colazione la mattina, lavare e vestire i bambini. Portarli a scuola, andare a fare la spesa, stendere i panni della lavatrice, passare l’ aspirapolvere. Chiamare la banca, aspettare l’ idraulico, controllare le bollette in scadenza, prendere appuntamento per la revisione della macchina.
Il movimento dell’Equally Shared Parenting (vai al sito) si rifa ad una logica piuttosto semplice:
La pratica mirata di due genitori di condividere gli impegni nei settori della crescita dei figli, dei lavori domestici, dell’approvvigionamento (spesa, ecc.) e del tempo libero.
Diciamo che le premesse ci porterebbero molto OT (off Topic, fuori tema), anche perchè qui, sinora, non si fa riferimento ad un nucleo famigliare, ma ad una coppia. Ma è facile ripulire il concetto generale e ottenere uno schema abbastanza applicabile al nostro caso.
La “lista” rappresenta una sorta di check list quotidiana, un bilancio preventivo (che alla sera diventa pericolosamente consuntivo) di quali compiti devono essere svolti nel complesso, con un equa distribuzione dei pesi. in realtà, in senso più ampio, si tratta di calibrare i tempi impegnati (quelli che si distinguono dal tempo di lavoro e anche dal tempo libero).
E’, infatti, abbastanza risaputo il problema della “doppia presenza” femminile, sia come lavoratrice sia come moglie/mamma/donna di casa. Questo problema viene di solito ricondotto alla tematica della conciliazione tra mondo del lavoro e tempo personale (anche se non è un problema esclusivamente femminile).
La soluzione è quella di ripensare il gioco dei ruoli, ridefinire gli equilibri nella coppia e definire spazi di scambio e condivisione che hanno una forma che i nostri genitori e i nostri nonni faticavano a concepire.
Ci piace questo tema e credo ci torneremo, anche per discutere un pò degli strumenti di questo equally shared parenting.
E voi? Come vivete questo aspetto?
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