E’ ormai passato diverso tempo dal nostro ingresso in casa, ma il ricordo di quel primo weekend è ancora vivido, come fosse stato ieri.

Quando abbiamo deciso di andare a convivere avevamo alcuni punti saldi su cui non era stato necessario trovare un punto di accordo:
- si entra senza scatoloni. Non volevamo trascinarci per settimane scatole e scatole (anche se alla fine, quando cominci ad entrare nel dettaglio, la cosa è almeno in parte inevitabile)
- prima di entrare, con un paio di giorni di anticipo, si fa la prima grande spesa (La prima spesa)
- si entra di venerdi sera e per quel weekend nessun impegno
- pensiamo a qualcosa di bello per farci la nostra piccola inaugurazione
Se possibile, se l’ingresso in casa non è dettato da urgenza o problemi di organizzazione, vi consigliamo di seguire questi punti: trasformano l’ingresso in casa in un piccolo rituale di coppia, uno spazio riservato che ha il sapore del primo ingresso dopo il matrimonio, quando lui prende in braccio lei per varcare la soglia (o il contrario, se lei è una sollevatrice di pesi).
Sul comodino, per la prima notte, avevamo anche predisposto una splendida lettura, di cui parleremo un altra volta “La prima sorsata di birra. E altri piccoli piaceri della vita” di Philippe Delerm. Il menu, a spanne, era ideato per i due giorni successivi, la dispensa e il frigorifero ben carichi.
Il nostro rituale era piuttosto semplice, basato sulla sperimentazione di un pò di cose nuove: la prima doccia insieme (la nostra è gigantesca!), la prima colazione, il primo utilizzo di una serie di acquisti Ikea e non, una lettura carina prima di addormentarsi, qualche lavoretto di sistemazione della casa (un pò di bricolage, un pò di organizzazione degli spazi), una canzone evocativa per la domenica mattina (On a clear day di Mario Biondi) e un cd con il nostro meglio per l’intero weekend.
Il tutto nella più semplice tranquillità , con un unica regola: take it easy!

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