Assemblea condominiale: guerra aperta

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Oliver Stone ci ha provato in tutti i modi a rendere un’idea dell’inferno che doveva essere il vietnam e, in generale, qualsiasi campo di battaglia. Era sufficiente aspettare qualche anno ed essere presente all’assemblea condominiale di ieri. Mancavano le molotov, ma per il resto c’era tutto!

assemblea

L’amministratore trincerato dietro quel piccolo tavolo, gli occhi tumefatti dal lancio del suo portatile. Che poi è stata la scintilla che ha sviluppato la tragedia. Il suo collaboratore denudato, ricoperto solo con le poche deleghe che erano rimaste (nessuno ha delegato, tutti presenti per il sacrificio) e crocifisso, dopo ore di gogna! Il nostro vicino sessantaquattrenne, ha dato fuoco alla moglie (ne ha approffitato per scappare con la colf). La portinaia si è tolta la soddisfazione di buttare dalla finestra il chiwawa odioso di quella del primo piano, che le scagazza sempre davanti all’entrata. Peccato che eravamo in un seminterrato! Quella del quarto piano, invece, ha mostrato con orgoglio a tutti le foto di lei, con quello dell’altra scala. E pensare che si diceva fosse gay. Il tizio delle pulizie ha minacciato di morte il consigliere, che come risposta ha tentato di strangolarlo. In un angolo, il figlio della portinaia, il nipote di quella del chiwawa, e un paio di poco rassicuranti adolescenti (mai visti!) fumavano allegramente ashish, ridendo delle immagini di maltrattamenti e bullismi ripresi col cellulare. In quel momento è entrata la madre di uno di loro che, come una furia, è partita con schiaffoni di diversa potenza (oltretutto diretti non solo al proprio figlio), trascinandolo via. L’amministratore si è gettato sul mozzicone ancora acceso della canna, per alleviare il dolore.

Questa si che era una bella scena. Purtroppo non è andata così! 🙁

Inizio 18.30 (e tutti quelli che conosciamo si sono meravigliati, come noi, dell’orario), inizio reale 19.00, fine: 21.30 per noi, che ce ne siamo andati, loro forse sono andati avanti ad oltranza.

L’effetto è strano. Incroci visi per la prima volta dopo 4 mesi che abiti in quel palazzo, cento famiglie, quindi almeno 200 persone. Tutti estranei, tranne qualche volto famigliare, ma solo perchè ti ricorda qualcuno.

Si inizia. Non entriamo nei dettagli, anche perchè sono infiniti: conti, spese, storie, aneddoti, spiegazioni, opinioni (troppe), citazioni auliche (le nostre! :-)). Tutto in un misto di civiltà, percezione di (pseudo?) interesse e ascolto, rivendicazioni, chiarimenti. Quindi estrapoleremo succo e sensazioni.

Se non sei geometra, architetto, amministratore e se vivi lì da poco, tutto sembrerà irrimediabilmente incomprensibile. O almeno nebuloso. Le spiegazioni e i chiarimenti? Quelli sì, che confondono!

Ogni punto dell’ordine del giorno (che vi consigliamo di conoscere e sul quale vi suggeriamo caldamente di raccogliere più informazioni possibili) equivale ad una parola: spese! Forse qualche voce riguarda recuperi da assicurazioni e interessi, ma queste voci rappresentano dal 5 al 6% dell’intero flusso di denaro che si viene a creare.  E’ impressionante come le cifre sembrino irrisorie: 5.000 euro per 100 persone sono 50 euro che, per quella cosa lì, che fa tutto quello che ti dicono, e che solitamente cosa quattro volte tanto (ma non si capisce perchè voi la pagherete così poco) è davvero una cifra irrisoria, soprattutto se spalmata sul 37 rate che pagherete nel corso dell’esercizio (cosa sarà mai questo esercizio? quando inizia, quando finisce? perchè ogni rata è diversa?).

Alla fine, però, questi irrisori capitoli di spesa, sommati ti spiegano perchè paghi così tanto: perchè una serie di cretini (a cui tu, da oggi, appartieni irrimediabilmente!) hanno deciso di reimbiancare la sala della spazzatura, di cambiare il colore del soffitto delle cantine (erano 25 anni che era così!) e di acquistare 170 telecamere di sicurezza! Ogni spesa si aggirava attorno a qualche migliaio di euro: una cifra irrisoria su 100 famiglie! Ma alla fine le spese ammontavano al patrimonio netto di Mediaset! Ah! queste decisioni appartengono ad una precedente delibera di un precedente esercizio. Ah! Dimenticavo: tu quelle spese le pagherai in questo esercizio!

Un’etnografo della comunicazione dovrebbe evitare di andare per multinazionali e gruppi imprenditoriali. Potrebbe limitarsi ad osservare la propria assemblea condominiale. Tutte le disfunzioni comunicative presenti nel genoma umano, trovano libero sfogo e sublime picco in questi semplici contesti di socializzazione:

  • Tutti capiscono (quello che vogliono)
  • Tutti parlano (dicendo quello che gli passa per la testa)
  • Tutti rispettano i turni conversazionali (che presumono avvenire in quel contesto, ma in realtà avvengono nella loro testa)
  • Tutti apportano il proprio contributo (solo in corrispondenza di quello di un’altra persona, meglio se in sovrapposizione)
  • Tutti alzano la mano (per indicare il colpevole o il destinatario della prossima calunnia)

La sensazione che abbiamo avuto è che competenza e anzianità vanno in due direzioni opposte: chi propone soluzioni ha esattamente idea di cosa non va, ma non sa cosa proporre. O se lo sa, vizia il processo di votazione in qualche modo. Ma la cosa è più generale: le idee nuove trovano immediatamente più consenso di quelle proposte precedentemente. E l’alzata di mano sega le gambe proprio alle soluzioni di partenza, per far vincere quelle nuove. Senza, ovviamente, soluzione di continuità.

Una seconda osservazione: il costo delle soluzioni viene menzionato solo dopo aver discusso. Citato il costo dell’operazione, tutti sono d’accordo: diviso per i 100 condomini è una cifra irrisoria, ricordate?

Infine, le questioni personali, le mancanze, gli screzi, le differenze di trattamento pesano di più del buon senso. Non importa se la decisione che dobbiamo prendere ci fa risparmiare il 76%: se la proponi tu, che ieri mi hai fregato il posto auto, probabilmente ti vengo contro (per poi dire che paghiamo troppo!). Questa cosa aumenta gradualmente con il passare delle ore. All’inizio tutto è stemperato dal sorriso, ma la fame, la stanchezza, le continue interruzioni ti spingo a tirare fuori il meglio, del peggio.

negoziazione

Ma veniamo ad un pò di dritte.

  1. Preparatevi un pochino. Chiedete alla portinaia o a uno dei consiglieri quali sono i problemi di cui si discuterà e quali sono le proposte in gioco. Almeno sapete già per che ora prenotare la pizza da asporto o se dovete cenare prima!
  2. Attenzione a chi di voi parla: dovete avere la delega dell’intestatario dell’appartamento, altrimenti non avete voce in capitolo.
  3. Arrivate per tempo, individuate chi sono i consiglieri, dove si concentrano i flussi di saluti. Individuate almeno l’amministratore. Magari presentatevi.
  4. Informatevi dal vostro vicino di sedia su quanto dura solitamente e come sono andate le scorse assemblee. questo potrebbe essere il primo vicino di casa che conoscete in tutto il condominio!
  5. Individuate subito fazioni, trame di vendetta, possibili conflitti. Ci saranno sicuramente! Noi sappiamo, ad esempio, che quella sotto di noi ci ucciderebbe (basta cliccare sul tag Lavori in corso per farsi un’idea di cosa hanno – ahinoi – passato!).
  6. E’ la prima assemblea. Aspettate ad esporvi. Aspettate che qualcuno dica una qualche antidemocratica, enorme, infinita cazzata! Sarà il momento ideale per entrare a far parte implicitamente di una delle fazioni e avere molti amici. E ovviamente qualche nemico!

Non abbiate timore a dire la vostra: libertà è partecipazione! E non lasciate scegliere ad altri cosa fare dei vostri soldi: questa è una di quelle occasioni che chi c’è decide, chi non c’è non decide oppure delega (e quindi non decide!). Ci sono al massimo 4 assemblee in un anno. Vale la pena di esserci, per decidere. E divertirsi un pò, guardando quanto è strano il mondo e quanto è stupido l’essere umano. Noi compresi!



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