La miglior cosa sarebbe scrivere gli avvenimenti giorno per giorno. Tenere un diario per vederci chiaro. Non lasciare sfuggire le sfumature, i piccoli fatti anche se non sembrano avere alcuna importanza, e soprattutto classificarli. bisogna dire come io vedo questa tavola, la via, le persone, il mio pacchetto di tabacco, poichè è questo che è cambiato. Occorre determinare esattamente l’estensione e la natura di questo cambiamento.
Per esempio, ecco un astuccio di cartone che contiene la mia bottiglia di inchiostro. Bisogna provare a dire come la vedevo prima e come adesso…
Ebbene! è un parallelepipedo rettangolo che si distacca su – è idiota. Non c’è nulla da dirne. Eco quel che si deve evitare, non bisogna mettere dello strano dove non c’è nulla. Credo sia questo il pericolo, quando si tiene un diario: si esagera tutto, si sta in agguato, si forza continuamente la verità.
D’altra parte sono certo che da un momento all’altro – sia a proposito di questo astuccio che di qualsiasi altro oggetto – io posso ritrovare l’impressione dell’altro ieri. Devo sempre stare all’erta altrimenti mi scivolerà ancora tra le dita.
Jean-Paul Sartre – La nausea.

Ben trovati. Terminati gli auguri, le feste, le cose riprendiamo il discorso.
Dove eravamo rimasti? Ah si, ricordo.
Accomodatevi, se volete potete poggiare i piedi lì, un altro pò di the, un biscotto?
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