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Lavori in corso – 6 – Mi monto il salotto? No, grazie!

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Mentre montavano il mobile del salotto mi sono accorto di quante viti, tasselli, binari per i cassetti, pannelli e cacciaviti c’erano sparsi per la stanza. Innumerevoli! Di due mobili, di cui una libreria e una parte attrezzata, sono arrivati 39 pacchi, di tutte le dimensioni, con pochissime segnalazioni sul loro contenuto. E per di più, i pochi segnali presenti sulla superficie dei cartoni erano per lo più incomprensibili.

Il montaggio dei mobili ha un prezzo che varia in percentuale sul valore totale dell’acquisto. Si aggira mediamente sull’8-10%. Significa che se acquisti una parete attrezzata o una libreria che costa 1000 euro, ne devi aggiungere 80-100 di montaggio e trasporto.

I nostri montatori – che così suona veramente male! – hanno iniziato alle 10.30 del mattino a montare uno dei due mobili, terminando attorno alle 14.30: quattro ore. E sono stai fenomenali, altro che meccanici della Ferrari. Metodologicamente ineccepibili, ordinati, efficienti ed efficaci.

Su alcuni strumenti ho seri dubbi tecnici, sia sul loro uso, sia sulle loro funzioni:  certi termini ti vengono in aiuto, tipo macchine levigatrici, ma altri veramente sono difficilmente intuibili o visualizzabili. Sarà perchè io ho visto il mio primo avvitatore la scorsa settimana, nelle mani di mio padre. Convinto che fosse un gioco erotico gli ho chiesto dove l’avesse comprato. Ci sono rimasto quando mi ha risposto “in un negozio di bricolage”, pensavo in un sexy shop. Ho una strana idiosincrasia con le vite, che nel mio caso difficilmente si attaccano alla punta del cacciavite calamitato e, solitamente, tendono ad incastrarsi da qualche parte, possibilmente irraggiungibile. L’uso del martello equivale al tiro con l’arco di un miope, che mira un bersaglio grande come una moneta: probabile che per far centro debba prima tirare un colpo a vuoto e poi disegnarci attorno il bersaglio.

Quando Lei ha insistito perché ci facessimo montare i mobili mi sono quasi incazzato, alludendo allo spreco di soldi, all’andare contro alla filosofia Ikea del montarseli da sé, allo smacco alla mia virilità negata.

È il più bel regalo che potesse farmi. A me e alla mia virilità, che si declina in queste righe che scrivo, piuttosto che umiliarsi nel chiedere aiuto direttamente all’Ikea, gridando che mi hanno messo poche vite, quando so di mentire, perchè una si è incastrata sotto il mobile e una si è persa nei cartoni.

Se il mobile che devi montare supera in numero di componenti il numero di ore che ci vuoi investire, lascia stare: usa il tempo necessario per lavorare e pagarti la differenza. Chiaramente ciò non vale per i Mc Gyver del bricolage, per loro valgono altre leggi.

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