Lavori in corso – 5 – Il montaggio dei mobili

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Scrivo questo ed alcuni degli articoli che lo precedono e lo seguono e che usciranno in questi giorni seduto su una comoda sedia da campeggio, con il pc sulle gambe, con accanto un thermos di the verde, in mezzo ad una buona dose di scatoloni che contengono: porte, librerie, scaffali, vetrine, maniglie, stipiti, e tutto ciò che deve essere montato.

Ogni tanto un rumore, un trapano, una bestemmia interrompono la scrittura di queste righe. Sono i montatori dei mobili, che mi costringono ad una forzata presenza per controllare cosa combinano, per dare una parvenza di controllo, per dare un’occhiata ai nostri beni che tra poco avranno una forma. Con la coda dell’occhio, ogni tanto vedo uno dei due camminare sopra il ripiano che accoglierà il servizio “importante”. Starei per saccagnare, ma penso che dovremo comunque pulire tutto, cesso incluso (il tipo ha preso male la mira).

Anche questo va previsto: permessi, uscite anticipate, fughe dall’ufficio per assicurarsi che il mobile del bagno venga montato alla giusta altezza, per verificare che la libreria sia nella stanza giusta, per ridurre le manate sui muri (vedi l’indispensabile punto 10) e i segni sul laccato rosso. E magari per spingere l’operaio che sta per andare a fare pipì, a mirare il buco.

Sono costi, in termini di tempo e, in alcuni casi, di denaro. Dovrebbe farlo il geometra, ma mi fido più dei nostri occhi e dell’effetto che fa la nostra presenza.

Torno a dare un parvenza di controllo e mi godo l’osservazione etnografica della gerarchia tra chi monta i mobili, che comanda chi li consegna, che al momento è una gerarchia anche geospaziale: Brasile e Albania, su Bolivia o Perù. Meno male che parlano italiano. Spero.

Ehi, tu! Puoi evitare di camminare su quella mensola o devo prendere l’avvitatore e sistemarti una carie?

     
 
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