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Curare la Sindrome Ikea

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Domenica scorsa abbiamo fatto un esperimento per voi. Abbiamo cercato la strada per curare la sindrome da Ikea. Ci siamo armati di cartine e mappe del tesoro e ci siamo lanciati nel più grande distretto del mobile del mondo, secondo solo alla… Svezia! Lissone.

Già sulla strada che collega Monza a Lecco e a tutta la Brianza, la Valassina, avete idea di cosa vi aspetta: un enorme distesa di mobilifici, di negozi specializzati in maniglie e pomelli, grandi magazzini della vite e del tassello, decine di Casa della guarnizione, della lavastoviglie, della sedia, della poltrona, del poggiapiedi, della lampadina.

Come? Casa della sedia, della poltrona e dello sgabello? Perfetto, è proprio quello che ci vuole per disintossicarci. Un pò di sano design!

Si parte!

Primo negozio. Spettacolare! Tutto ciò che non c’era lì dentro non esiste! Sedie in tutti i materiali, anche non terrestri e provenienti da civiltà scomparse. Modelli che si adattano a qualsiasi gluteo, dal più sodo al più molliccio, dal più scheletrico al più massiccio. Design che possono uscire tranquillamente da una puntata di Loftmania in cui una solare Gaia de Bernardis si entusiasma davanti alla scelta di un architetto di usare solo strettissimi paracarri come sedute per la sala da pranzo!

Costo minimo di una sedia, incontrollabile. In quella distesa il modello più economico costava settanta euro ed era pure l’unico inguardabile. Ma quelli belli assolutamente accessibili: mediamente dai centocinquanta euro in su!E noi ne vogliamo SEI di sedie!!!

Usciamo sconfortati, anche se sappiamo che quando il budget ce lo permetterà sapremo dove andare a comprare le sedie.

Secondo negozio. Un magazzino assurdo, in cui la commessa sessantenne sembra uscita da una favola o, meglio, da un horror. Ci fa capire subito che sotto le settanta a sedia c’è solo la cassetta della frutta e che i loro modelli sono tutti da quella cifra in su. Ma c’è il design, il progetto, il significato dell’arte applicata alla tecnica, il discorso dell’ingegno che si esprime nell’oggetto. Pippettoni che renderebbero Gaia de Bernardis simile ad una pornostar dopo il record di gang bang.

Terzo negozio. Indicato da un mio amico come “costoso, ma gran bella roba”, ci si presenta come un enorme magazzino della mediocrità, del cattivo gusto, il festival del design dozzinale, della cattiva imitazione, e del prezzo sproporzionato. Ci facciamo un giro, troviamo qualche curiosità (poche), rubiamo qualche idea (ovviamente ri-metabolizzandola, interpretandola, fornendole un senso che in origine non ha).

Anche qui la reazione è la medesima.. cominciamo ad avvertire una strana sensazione.. quasi un desiderio che dal profondo comincia ad emergere, una mancanza… Abbiamo voglia di… no, non ci posso credere… anche tu? una gran boccata di … Ikea!

Non importa, Emmelunga (che crea la sua “Sindrome da Emmelunga”, chiaramente!) ha le sedie che ci piacciono e che conosceranno i nostri glutei. Trentacinque euro l’una, e tra un anno o due o tre andiamo a trovare l’architetto per attribuire un senso alla nostra scelta di arredo!

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2 commenti

  1. Interessante l’aricolo ma non è stato affrontato il problema del “COME” scegliere una sedia! Si parlo vagamente di prezzo, di design, del materiale ma… funzione ed utilizzo?
    In parole povere… queste sedie che devi comperare per che ambiente della casa ti servono? Cucina? Soggiorno? Studio? Camera da letto? Taverna? Giardino? Terrazzo?
    Suggerisco di leggere l’ottima guida COME SCEGLIERE UNA SEDIA sul blog della Calligaris http://calligaris.wordpress.com/2009/10/27/scegliere-una-sedia-come-fare/ prima di spendere male i sudati risparmi!!!

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