Attendere… prego!

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Arrivati ad una certa età – ma forse anche prima? – cresce il numero di amici che sta compiendo scelte importanti, coppie che cercano casa, coppie che si sposano (di queste poche nel nostro giro), coppie che fanno figli, coppie che rinviano, o che trovano molte scuse.

E’ a queste che mi riferisco quando penso alla scelta che abbiamo fatto, al modo in cui viviamo la nostra vita di coppia, alla strada comodamente in discesa che ci si spiana davanti, da qui al momento in cui varcheremo quella soglia per la prima volta in modo definitivo.

E’ uno stillicidio: aspettare, cercare la casa, cercare la soluzione migliore, non chiedersi “ma perchè non stiamo già convivendo in modo definitivo, o almeno stabile?”. Mi raccontava proprio l’altro giorno un collega che abita nella capitale, di quanto fosse difficile trovare appartamenti in vendita a Roma. Non tanto per l’offerta, di per sè sterminata, ma per la qualità di questa offerta. E lui è uno di quelli che in un altro post abbiamo definito un convivente in bilico (leggi il post: Vado a stare da… La Convivenza parziale), quindi assolutamente intenzionato a trovare una soluzione.

Non abbiamo ancora indagato i sentimenti e le sensazioni di alcuni nostri amici che non hanno ancora risolto la questione, e per il momento mi devo accontentare di rifletterci in modo teorico, anche perchè la questione ci prenderà sicuramente molto tempo e altrettanti post.

Le motivazioni per la procrastinazione sono molteplici e tutte, sempre ragionevoli e plausibili. Raccontiamo un pò di storie di amici e di amici di amici.

Primo caso.

Due colleghi di Lei, chiamiamoli Anna e Marco. Anna vive da sola da sempre, forse persino prima della maggiore età. Ha 37 anni, un lavoro stabile come insegnante, buone capacità relazionali e molta lucidità sulle spalle. Possiamo definirla “arrivata”, matura e sicura di sè. Sa quello che vuole e sa come prenderselo. O almeno questa è l’impressione che ci ha sempre dato.

Marco ha un paio di anni in più di Anna. Da quasi 4-5 anni è uscito dal precariato – uno dei motivi per cui si tende a rinviare il salto, ha un posto fisso e stabile come contabile in una grande multinazionale, probabilmente ben remunerato. Dorme quasi tutti i giorni da lei (che convive a sua volta con alcune amiche).

Sono un paio di anni che parlano di prendere casa, la cercano come un disoccupato che cerca lavoro a Milano: famelici, esploratori, instancabili, analitici. Forse hanno già superato il record mondiale di case viste, superati solo da qualche impresa immobiliare.

Ogni volta che ci confrontiamo sui nostri percorsi, le motivazioni del loro ritardo sono assolutamente ragionevoli: case troppo piccole o mal strutturate per prezzi inavvicinabili. D’altra parte l’opzione “affitto” che in qualche modo vivono già da tempo, anche se non in modo formalizzato e stabile, sembra non affacciarsi sull’orizzonte delle possibili scelte.

Una sorta di indeterminatezza, di continua procrastinazione della posa di contorni ed etichette ad una situazione già di per sè definita: se passi il 99% delle notti nello stesso letto, ad occhio, statisticamente convivi quanto una coppia di coniugi in cui uno dei due è ogni tanto via per motivi di lavoro.

Cosa si prova a restare in bilico, appesi al filo, per così tanto tempo? Che effetti ha sulla coppia? Quanto costa operare una scelta decisa? Le consguenze sono davvero così gravi?



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